A Tom Clancy, non prendiamoci per il culo, noi giocatori dobbiamo un botto. Uno, perché senza di lui avoja ad avere Red Storm e quel cazzo di capolavoro che, a distanza di eoni, è Rainbow Six; due, ancora più importante, perché lui più di chiunque altro ha intriso questo medium di complotti, spionaggio e furibonde diavolerie fantapolitiche che, anni or sono, erano esclusive comode di libri e televisione. Dai numerosi Rainbow Six a Ghost Recon, passando pure per quello Splinter Cell che ultimamente ce l’ha fatto drizzare un po’ a tutti, il lascito dello scrittore di Baltimora è qualcosa a cui, oggigiorno, difficilmente potremmo rinunciare stringendo un pad tra le mani. Che sparare a cazzo di cane a qualsiasi cosa si muova è bellissimo e ignorante che metà basta, ma vuoi mettere farlo – come nel caso di The Division 2 – nel mezzo di un’America completamente allo sbando, senza un governo a tirarne le fila e i suoi “cittadini” intenti a sbranarsi a vicenda?

Il contesto entro cui si muove The Division 2, tutto sommato, non cambia poi molto da quanto visto nel 2013: la più grande superpotenza mondiale bellamente a puttane, agevoli teppisti che si fanno i cazzi propri sparando e ammazzando come se non ci fosse un domani (cosa che, grazie al Veleno Verde, non è nemmeno così improbabile), una squadra di militari super addestrati e con delle super palle quadrate decisi a farsi strada in tutta questa violenza per riportare la capitale degli USA ad un qualcosa di vagamente paragonabile ad un ordine prestabilito. Il tutto nei panni d’un membro della Divisione che non spiaccica una sola parola per trenta e passa ore di gioco, ma che con un mitra un mano è un chirurgo. E ok, The Division 2 è molto più di questo, grazie alla prova di maturità che sto giro hanno sfornato i ragazzacci di Massive Entertainment: ma mettetevi comodi, che pur senza scomodare l’endgame di cose da dire ce ne stanno un botto.

The Division 2

Su una cosa The Division 2 non cambia molto dal proprio predecessore: narrativamente parlando, è na mezza chiavica. Ma come, direte voi – specie dopo il pippone iniziale su Clancy: orbene, se da un lato il dipinto di una Washington DC al catafascio è estremamente riuscito e trasuda stile (anche in termini “letterari”) lontano un chilometro, è la narrativa del titolo in sé a non decollare mai in modo convincente. Gli USA sono ancora ridotti a merda, dalla gelida Manhattan ci spostiamo alla soleggiata Washington estiva e, sole a parte, la storia è la stessa a sei mesi di distanza: città devastata e bande di teppisti armati che fanno i peggiori casini. Anche sto giro il sistema SHADE se ne va un po’ per i cazzi propri, lasciando gli agenti della Divisione un po’ in mutande e via, gambe in spalla a ripulire la città. Se la cornice è visivamente ed emotivamente riuscita, sono i dettagli narrativi a mancare: dettagli che nelle numerosissime missioni potremo trovare come collezionabili – utili a narrare piccoli spaccati di quotidianità di civili inermi: se solo il protagonista fosse più loquace di Gordon Freeman, comunque, così male non sarebbe…

Una cosa decisamente interessante di The Division 2 è la mole di contenuti che, da qui all’endgame, vi troverete tra le mani: tra missioni principali, secondarie, collezionabili da raccogliere, avamposti da abbattere e balle varie, Massive sto giro ha spinto il piede fortissimo sull’acceleratore, mettendo a disposizione una quantità smodata di attività – che, per grazia di Dio, saranno comodamente tracciate in un apposito menu, che avoja a dimenticartele tutte in meno di mezzo secondo. La struttura di gioco non è che cambi di moltissimo, questo è abbastanza evidente, ma tra orde di nemici armati via via più cazzuti, zone presidiate da stronzi famelici e boss che ve meneranno de santa ragione, nel complesso, The Division 2 fa ben di più di quanto già visto a proprio tempo. La strada sino al livello 30 è tutta in discesa – se fa per dire, tranquilli, visto che anche a sta botta ci sarà da sbizzarrirci tra abilità da sbloccare e nuovi utilissimi gingilli tecnologici che si affiancano a graditi ritorni: il retrogusto tattico si sente che è un piacere, forse pure di più rispetto all’avventura Newyorchese, e la semplificazione di alcune meccaniche rolistiche (nella gestione dell’equip) giovano alla baracca, rendendo tutto più accessibile anche ad una pippa famelica come chi vi scrive.

The Division 2

Poi oh regà, non dimenticatevi che The Division 2 è un looter shooter (na descrizione merdosissima che manco sapevo esistesse fino a 20 minuti fa, ma visto che la usano tutti puppatevela pure qua): l’obiettivo primario di qualsiasi vostra attività sarà portare a casa quanto più bottino, con cui migliorare armi, ammennicoli vari e altre minchiatelle utili a non farsi rompere il fondoschiena prima del previsto. Da questo punto di vista, il titolo Ubisoft è estremamente generoso: e se già le ricompense delle missioni saranno cospicue, anche solo andare a zonzo per Washington con un minimo d’attenzione ve premierà tanto che metà basta. Il loot ciccione va a braccetto con il gunplay di The Division 2, che magari non si rinnova così radicalmente rispetto al passato ma vanta un’intelligenza artificiale decisamente migliorata. Non aspettatevi sti gran ganassa spaccaculo ad attendervi dietro l’angolo, per carità: ma solo osservare come sti quattro stronzi v’aspettano, magari pianificando una strategia d’accerchiamento mentre procedete, è un significativo passo avanti che dona un ulteriore appeal tattico all’avventura. Poi sticazzi, moddate le armi in vostro possesso, piazzate le torrette, fate partì il drone e chi s’è visto s’è visto: quantomeno, a sto giro, non vi ritroverete a sparare a dei manichini rincoglioniti.

Chiudiamo la baracca odierna con la consueta parentesi tecnologica, che per l’endgame la strada è ancora lunga e ne riparleremo magari tra un po’. Su PS4 Pro, The Division 2 la sua porca figura la fa eccome. Washington è semplicemente na figata sensazionale, con delle esterne impressionanti e una lunga serie di location interne realizzate con una cura che ha del maniacale. La città della Casa Bianca, cuore pulsante della Divisione, è ricreata in modo esemplare anche nel dettaglio più insignificante, con una resa visiva che sloga la mascella e una gamma cromatica che non fa rimpiangere per mezzo secondo tutta quella cazzo di neve che c’eravamo puppati in quel di New York. Artisticamente ci siamo, insomma: poi ce stanno na piccola serie di difettucci secondari, come qualche calo di frame rate, texture leggermente più slavate e occasionali caricamenti “ritardato” di elementi di scena. Nulla di trascendentale oh, tutto si fa giocare che è na meraviglia. Mettici poi un comparto audio convincente, con un doppiaggio in lingua nostrana che si lascia ascoltare senza problemi et voilà, il seguito coi controcazzi è bello che pronto.


E QUINDI…

The Division 2 è, sotto ogni aspetto, na spanna avanti al proprio predecessore: più longevo, decisamente più ricco di contenuti, più equilibrato nel gameplay e con un gunplay che funziona, senza diventare na palla al cazzo dopo due ore. Massive Entertainment fa tesoro dei passi falsi di tre anni fa, diversificando al meglio l’esperienza di gioco e arricchendola in modo elegante: narrativamente è ancora un po’ piatterello eh, ma quello che manca alla storia lo sopperiscono una valanga atomica di missioni principali e secondarie, un’intelligenza artificiale degna del 21esimo secolo e un loot decisamente più ragionato. Poi oh, è un fottutissimo more of the same, e se la baracca v’era piaciuta tre anni fa non esiste ragione al mondo per cui sto giro vi possa stare nel culo: però è un more of the same fatto come Cristo comanda, cosa che lo rende il miglior Shooter Looter sul mercato. Che poi “Shooter Looter” sembri una super cazzola con scappellamento, signori miei, questa è n’altra storia.

The Division 2, super-duper shooter looter

Ubisoft e Massive Entertainment fanno il colpaccio, ottimizzando l'esperienza comunque notevole del capitolo precedente. The Division 2 è uno shooter concreto, con una direzione artistica di caratura e un gunplay che funziona come n'orologio svizzero. Qualche minchiatella sparsa per Washington non farete certo fatica a trovarla, e forse 'na storiella con qualche momentuccio memorabile in più non c'avrebbe certo fatto schifo. Ma se vi piace il genere, a sto giro avete trovato il primo della classe: quindi armi in spalla e GG.

Quant'èbbella Washington DC9
Tanta roba da fare?10
Powered by Tom Clancy?7
Il The Division definitivo che sognavamo da 3 anni?8.5
PRO
  • Ammazza quant'è bella Washington
  • 'na valanga di contenuti, missioni e cazzi vari.
  • Gunplay più divertente, con una AI che non ti fa cadere le palle.
CONTRO
  • Narrativamente, è "na storiella"...
  • Qualche difettuccio tecnologico non troppo fastidioso.
  • Missioni, almeno all'inizio, un po' a stampino.
8.5TOTALE

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