Dai, la facciamo facile che tanto lo sapete già tutti. Devil May Cry 5 è una figata. Una di quelle clamorose eh, un mostro che dovreste possedere pure carnalmente e non lasciarvi scappare manco per tutto l’oro del mondo. Il motivo? Se amate la serie di Devil May Cry, questo quinto capitolo è esattamente quello che speravate di trovare, elevato ad un paio di potenze buone. Se a voi Dante, Nero e soci ve son sempre stati sul cazzo poco male, sareste comunque di fronte ad un titolo che, col solo gameplay, prende a copiose pisellate in faccia la stragrande maggioranza degli “action” (tanto per star larghi) che vi vengono in mente. Perché poche storie, quando si parla di Stylish Action, che ti piaccia o no sempre su Devil May Cry si va a parare. Ovvio, il secondo capitolo e ‘na merda e Vergil stronzo era e stronzo rimane, ma al netto d’un paio di difettucci che vabbè, probabilmente manco v’accorgerete che ce stanno, con Devil May Cry 5 l’asticella l’hanno alzata di cattiveria.

Così di cattiveria che, probabilmente, manco tra le quattro pareti di casa Capcom s’aspettavano un inizio 2019 da durello così dirompente. Resident Evil 2 (dio lo benedica), Monster Hunter World e ora pure il gioiellino di Itsuno: con quello che hanno guadagnato in tre mesi, in Giappolandia non ce ne sarà più uno di sobrio da qui all’anno prossimo. Poi per carità, il successo è tutto guadagnato: e anche nel caso di Devil May Cry 5, chiaramente un fan service così becero da far appassire le poppe sballonzolanti di Dead Or Alive 6, siamo di fronte ad una dichiarazione d’amore al genere dell’action hack ‘n’ slash che vabbè, non ci sono abbastanza parole gioiose per descriverla. Quindi sì, Devil May Cry si sarà fatto aspettare malissimo da tutti noi, ma non ha cannato quasi nulla rispetto alle nostre aspettative: anzi, per citare il poeta francese, “ha abbondantemente cagato fuori dal vaso ripetute volte” col sorriso stampato nel volto. Se non è stile questo…

Devil May Cry 5

Dante sta menando tutti con due cazzo di spade che formano una moto. UNA MOTO.  Mi servono delle mutande nuove…

Diciamocelo: a storie, Devil May Cry ha sempre fatto un po’ pippa. In alcuni casi ha fatto clamorosamente cagare, ed è ovviamente il caso del secondo episodio, ma a quella che in generale è una narrazione non troppo profonda o a tratti prevedibile ha da sempre sopperito un coefficiente di tamarraggine, arroganza e celolunghismo così esagerato che vabbè, dai, a posto così. Niente di cui stupirci se, anche stavolta, Itsuno non si porta a casa il premio Strega per il miglior racconto dell’anno: una storia godereccia e un po’ prevedibile, che brilla decisamente rispetto alla media – complice anche la scelta birichina di spezzettarlo in capitoli narrati non cronologicamente – e, anche stavolta, ci delizierà col ritorno d’un mega stronzo che più stronzo non si può (Urizen), nuovi indicibili pericoli e il mondo ad un passo dal collasso. L’introduzione di nuovi personaggi dona alla sceneggiatura quella spintarella che non ti aspetti: V è un soggettone carismatico che, nonostante sembri affetto da tisi e abbia dei sandali davvero di merda, nasconde oscuri segreti. Nico, d’altro canto, è una forza della natura: elegante come uno scaricatore di porto, ma chiedetevi perché l’amichetta di Nero sia divenuta rapidamente uno dei personaggi più cercati nei server di Pornhub…

La forza di Devil May Cry 5 sta nel gameplay. Che non è solo Stylish da farvi sanguinare gli occhi peggio della Madonna di Vattelappesca, ma vanta profondità e complessità ben oltre l’immaginazione: e a meno di non voler giocare come trogloditi pigiando tasti alla cazzo di cane (una strategia che, a difficoltà normale, un po’ di strada ve la farà anche fare), per venire a capo delle centinaia di combo più o meno assurde saranno necessarie una memoria e una dedizione non certo indifferenti. Detto questo, anche il vostro cane saprà che il gameplay di questo episodio si basa sui combat schema di Nero, Dante e V. Dante è per ovvi motivi il più conservativo, con uno skill set ereditato dal bordello inumano di mosse del quarto capitolo ulteriormente ampliato e arricchito con nuove armi da fuoco e lame (la moto che diventa una spada doppia che diventa di nuovo una moto, alla faccia vostra Transformers demmerda!). Un botto di cose che vanno a braccetto col Devil Trigger e i quattro stili del Figlio di Sparda, per un risultato che sì, puzza di familiare anche al buio pur regalando qualche sorpresa succulenta.

Devil May Cry 5

Nero è quello dei tre che mi sta più sul cazzo, anche se i Devil Breaker hanno il loro perché.

Nero, che continua imperterrito a starci sul cazzo, offre una componente melee tradizionale, stravolgendo però le carte con l’introduzione dei Devil Breaker. Della “Veronica, la mano Elettronica” di casa Capcom potremmo discutere un paio di giorni, tanti sono i modelli creati da Nico e le skill ereditate da Nero una volta equipaggiati. Non servirà elencare tutt’e otto i Breaker disponibili per capire che anche le mosse di Nero salgono vertiginosamente, se inanellate in modo sapiente. Ironia della sorte, potrete fare esplodere il Breaker equipaggiato per rompere più culi in un sol colpo ma, inspiegabilmente, non sarà possibile alternare le protesi in possesso. Una scelta sensata per diversificare il combattimento di Nero da quello di Dante, che fa dello switch delle armi il proprio asso nella manica, ma che alla lunga finirà per starvi sul cazzo – visto che, per alcuni nemici, il Breaker più indicato è esattamente quello nell’ultimo slot.

V, invece, è la sorpresa che non ti aspetti. Sia in termini narrativi, sia e soprattutto nelle fasi di gameplay, dove l’emo del gruppo starà a distanza debita dai nemici (se non per finirli grazie al proprio bastone) e comanderà i famigli Griffon, Shadow e Golem per fare il lavoro sporco. I primi due “mapperanno” i tradizionali attacco a distanza e melee (con la possibilità di colpire simultaneamente uno stesso bersaglio), mentre il terzo spaccherà tutto in autonomia a patto di riempire prima il Devil Trigger. L’esperienza di V non ha una lodevole fava da spartire con quanto visto nell’intera serie, forte di un approccio meno tecnico (basterà premere tasti ad minchiam per far esplodere ogni cosa) ma più “strategico”, visto che sarà necessario gestire lo stallo e la cura delle amorevoli bestiacce. Forse leggermente il più sbilanciato del terzetto, ma è una di quelle ventate d’aria fresca che non ci saremmo sognati manco per sbaglio.

E QUINDI…

Giunti a sto punto, converrete con noi che Devil May Cry 5 è una di quelle figate da far venire la gengivite. Perché ci sta la giocabilità ganza, perché la storia è bella, perché ci sta pure il graficone figo che metà basta – specie nel dettaglio dei protagonisti e annessi comprimari. Tutto perfetto, quindi? Beh, la risposta è ni: per quanto il level design sia ragionevole, la realizzazione degli scenari (specie nella seconda metà) è visibilmente rinunciataria, con un riutilizzo evidente delle location e un livello di dettaglio sì accettabile, ma che fa gridare al miracolo solo in poche occasioni. A questo si aggiunge l’impossibilità di rigiocare gli scenari “a personaggi liberi”, se non in un solo paio d’occasioni – certo, manderebbe a puttane la storia, ma na volta finito il primo playthrough qualche contenutino aggiuntivo come questo sarebbe stato gradevole. Ultima, la modalità online di DMC5 (ribattezzata Cameo), che fondamentalmente non serve ad un cazzo lesso se non a permettere ad altri giocatori di intervenire nella vostra partita. Ovviamente è disattivabile e, ovviamente, finirete per disattivarla. Quindi sì, ce sta pure qualche cazzatina nell’opera di Itsuno & co.: ma di fronte all’orgasmo generale che vi attende in questi 20 livelli, beh, stiamo facendo la punta al cazzo.

Devil May Cry V, Stupido Sexy Urizen...

Le nostre aspettative per Devil May Cry 5 erano parecchio alte, lo ammettiamo. Non che i trailer di questi mesi ce facessero dormire sonni tormentati eh, ma difficilmente avremmo immaginato di trovarci di fronte ad una bomba pantagruelica come quella partorita da Itsuno e soci. Un mix esplosivo di gameplay, narrazione e personaggi sopra le righe che, per 20 livelli, vi causeranno un durello incontenibile sino allo scontro finale. Pochi cazzi, GOTY 2019 e acquisto obbligato: anche per stavolta, insomma, in casa Capcom c'è motivo di gran festeggiamenti.

Quant'è bello ammazzare demoni?9.5
La solita, vecchia storiella?8.5
Il RE Engine ce spara il graficone?8.5
Quanto son ganzi i personaggi?9.5
PRO
  • Gameplay fuori dalla grazia di Dio.
  • Un cast della madonna.
  • Tamarro, avvincente, assurdo. 'nsomma, è Devil May Cry.
CONTRO
  • L'online è un po' na cacata.
  • Qualche contenutino extra a gioco finito non ci stava male.
  • Nero me sta sempre sul cazzo, ma non è un problema vostro.
9TOTALE

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