Lionel “Seith” Gallat è uno di quei molti nomi che, ci scommettiamo le chiappe, vi dirà meno di nulla. Non che per questo dovete sentirvi dei poveri stronzi eh, visto che chi vi scrive ha scoperto la di lui esistenza tipo una decina di giorni fa: tuttavia, chiunque abbia provato un minimo d’emozione di fronte a Ghost of a Tale, in un modo o nell’altro, lo deve al poco noto designer francese. Che, giusto per dovere di cronaca, ha lavorato per anni in Dreamworks come animatore: ecco spiegato il motivo per cui il fiabesco stealth apparso lo scorso anno su PC e Xbox One e solo da una manciata di giorni su PS4 sprizza bellezza e fottuta poesia da ogni suo fotogramma. Perché ammettiamolo: difficile non innamorarsi, ad un primo sguardo, di quel topino dagli occhi enormi chiamato Tilo.

Ghost of a Tale appartiene al filone un po’ insolito degli “stealth pacifisti”: non si ammazza nessuno, in gran soldoni, ma si risolve qualche enigma pazzerello, ci si diverte – in modo intelligente, ammettiamolo – col backtracking e ci si nasconde alla “ndo cojo cojo!” prima che qualche stronzo armato rivolga verso di noi le proprie gentili attenzioni. Un RPG occidentale tradizionale, equipaggiato con una direzione artistica talmente sublime da avvicinarlo pericolosamente a quei cartoni animati che, negli ultimi anni, imperversano sul grande schermo. Il che, dovessimo basarci solo su questo, garantirebbe a Ghost of a Tale un votaccio così grosso da mandarvi in crash pure Windows. Peccato che alcune magagne, anche su PS4, rimangano visibili pure a schermo spento: uniteci pure qualche minchiatella a livello di gameplay e, se siete stati così carogne da leggere il numerino in fondo alla pagina, capirete perché non siamo ancora corsi in strada travestiti da Tilo a gridare la magnificenza del suo creatore. Che tuttavia, almeno per chi vi scrive, rimane assolutamente un figo della Madonna: e se non gli date una possibilità, parola mia, allora siete stronzi davvero.

Ghost of a Tale

Madonna quant’è bello Tilo col suo musetto e il cappellino da pirata!

Ghost of a Tale narra le mirabolanti avventure di Tilo, dalla fuga dalle umide prigioni pattugliate da nutrie armate di tutto punto, all’esplorazione di un mondo meraviglioso ricco delle più terribili insidie alla ricerca della propria amata. Quella che si apre dinnanzi agli occhi del roditore sarà una strada lunga e pericolosa: basterà un attimo per ritrovarsi invischiati in un qualcosa di enorme e letale, capace di ridurre in piccoli brandelli quel lieto fine per il quale, inesorabilmente, inizierete a tifare sin dai primi minuti di gioco. Detta così può sembrare l’ennesima puttanata trita e ritrita in mezzo miliardo di RPG fantasy, ma la realtà dei fatti è ben diversa: così come la direzione artistica, anche l’impianto narrativo di Ghost of a Tale sfiora i limiti del sensazionale. La storia di Tilo ci ha stupito per profondità e ricercatezza: i dialoghi non sono mai banali, pur nel loro fine umorismo, esattamente come lo sono i numerosi NPC contro cui sbatteremo il grugno. Il racconto funziona, ragazzi, funziona che è una meraviglia, arricchito da note o altri particolari narrativi che vanno a dipingere le gesta di Tilo in un universo che poco ha da invidiare alla prolifica letteratura di settore. Tradotto, chiudendo gli occhi su un frame rate un po’ del cazzo (su cui torneremo a breve), è grasso che cola.

E ammettiamolo, pure il biglietto da visita del gameplay non è male. RPG occidentale, dicevamo: niente level up in senso stretto, ma abilità che possono essere sbloccate procedendo nel gioco, unito al miliardo e mezzo di oggetti (dal cibo alle vesti, passando per candele o oggettini rumorosi per distrarre il nemico) da usare tramite il classico inventario. E poi chiavi, dozzine di chiavi: pezzi di ferraglia maledetta che aprono quella porta che avevate visto per sbaglio venti minuti prima, o che vi costringeranno a tornare sui vostri passi eludendo per l’ennesima volta quella carogna d’una nutria che pattuglia l’ingresso. L’anima dal retrogusto metroidvania di Ghost of a Tale funziona senza grossi intoppi, senza rivelarsi frustrante o forzata: anzi, con la meccanica stealth ci andrebbe pure golosamente a braccetto. Peccato che è proprio nello stealth che, il nostro Tilo, manda un po’ tutto a fanculo. E sì, è un peccato…

Ghost of a Tale

Arti Direction, storia e level design da paura. Stealth non pervenuto…

Per salvare la pellaccia, Tilo dovrà muoversi furtivamente facendola sotto il naso a guardie e cazzari affini. Qualora il loro indicatore di attenzione dovesse riempirsi, una simpatica musichina ci farà intuire d’essere finiti nella merda e via, di corsa a cercare un cesto, un baule o un qualcosa dove nascondersi. Il passo leggero di Tilo è l’ideale per non farsi rincorrere da un’esercito di stronzi, anche se – specie nelle fasi avanzate – eludere il nemico sarà decisamente più ostico. Fin qui tutto a posto, direte voi: non fosse che, anche una volta identificati, scampare al pericolo diventa un gioco da ragazzi. Basterà trovare un riparo (e ce ne sono a bizzeffe praticamente ovunque) e boom, magia, non è mai successa na fava: e questo a prescindere dal numero di guardie allertate eh, che torneranno allegramente a farsi i cazzi propri come se nulla fosse mai accaduto – zero memoria, zero allerta, zero di zero, manco avessero la memoria di un pesce rosso. Le fasi stealth di Ghost of a Tale ne escono derise quasi al limite dell’offensivo, al punto che spesso conviene imitare Forrest Gump e correre con quindici rincoglioniti affaccendati alle spalle “svanendo” per magia girando un angolo, piuttosto che elaborare un approccio più furbetto – che, nota a margine, è spesso disponibile – per aggirare ogni ostacolo. Ma perché farlo, quando basta nascondersi dentro una cesta? Un peccato, non c’è che dire, per un titolo che impernia il proprio gameplay proprio sulle meccaniche stealth.

Anche dal punto di vista tecnologico, duole ammetterlo, non sono tutte rose e fiori. Se la direzione artistica riesce a slogare le mascelle dei più, difficile non chiudere gli occhi di fronte ad un frame rate che va ragionevolmente a puttane in un bel po’ di occasioni. Il resto lo fanno alcune compenetrazioni di troppo e, ahinoi, una serie di bug che spaziano dal fastidioso al critico: ci è successo più volte di non poter raccogliere un fottuto oggetto, dal momento che non compariva la dannata “iconcina raccogli”, oppure di interagire a vuoto con un oggetto invisibile. In questi frangenti, l’unica soluzione è stata ricaricare la partita o, addirittura, chiudere e riaprire l’applicazione: la possibilità di salvare praticamente ogni due minuti ha scongiurato immani bestemmie e lunghe sessioni di gioco da ripetere, ma per una conversione PS4 di un titolo con un anno sul groppone ci sono abbastanza motivazioni per maledire sonoramente i piani alti dei cieli.

E QUINDI…

C’avete presente la foto di Harrison Ford al Comicon d’un paio d’anni fa, quella in cui c’ha metà faccia che ride e l’altra pare gli abbiano cagato nel frigorifero? Ecco, sarà la stessa faccia che grossomodo avrete anche voi dopo aver giocato un paio di giorni in compagnia di Tilo. Perché c’è poco da fare, Ghost of a Tale riesce in maniera uguale sia a farti innamorare di un roditore col mandolino che cerca la propria amata, sia a farti incazzare per un gameplay stealth che si rompe in modo un po’ clamoroso proprio quando non te lo aspetteresti. Il tutto costellato da un frame rate a tratti incerto e da un paio di bug mica da ridere – che, in alcuni casi, costeranno un restart del gioco. A mente fredda, ci sarebbero abbastanza motivazioni per scagliare sei bestemmie contro lo schermo, maledire il genere dei roditori e dedicarsi a qualcos’altro – quantomeno di più stabile, nell’anno del Signore 2019. Tuttavia, avreste davvero una pattumiera al posto del cuore se non regalaste una possibilità alla creatura di SeithCG: l’art direction sublime, una narrazione pressoché perfetta, un level design da paura e un’avventura con la A maiuscola controbilanciano in buona parte i difetti appena elencati. Non sarà il capolavoro del secolo, grazie al cazzo, ma Ghost of a Tale è una piccola perla per gli amanti del fantasy. E a noi, per questa volta, va più che bene così…

Ghost of a Tale: di topi, mandolini e stealth non troppo riusciti...

Della media matematica ce ne sciacquiamo abbondantemente le palle, e preferiamo premiare il coraggio dello sviluppatore (capace di realizzare personaggi e mondi tanto belli da essere sbalorditivi), nonostante le magagne tecnologiche siano evidenti e la meccanica stealth, per quanto interessante, si spacchi troppo in fretta. Ghost of a Tale è una piccola perla imperfetta, ma che regala un sacco di emozioni e sprizza magia da ogni poro. Peggio per voi se non gli date una chance.

Ma sembra un cartone animato!9
C'era una volta Tilo...8.5
Il Sam Fisher dei Topini?5
Tecnologia Medievale6
PRO
  • Direzione artistica sublime e level design della Madonna.
  • La storia di Tilo è profonda e ricca di sorprese.
  • Bellissimi gli NPC, bellissimo l'universo di gioco...
CONTRO
  • ...peccato che lo stealth faccia un po' cacare il cazzo.
  • I bug che fanno riavviare il gioco saranno la gioia della Comunità Esorcisti.
  • Tecnicamente è un po' incerto, a tratti un po' stronzo.
7.7TOTALE

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