Pensare che quando ho giocato il primo Kingdom Hearts c’avevo 21 anni, quasi quasi, un po’ mi fa sorridere. Da un lato perché, di quel primo capitolo, a distanza di 16 e passa anni non mi ricordo un adorabile cazzo; dall’altro perché penso d’esser diventato troppo vecchio (e stronzo) per gustarmi appieno un terzo capitolo che, inspiegabilmente almeno per chi vi scrive, c’aveva più hype addosso del ritorno al porno di Sasha Gray. Dall’annuncio di Kingdom Hearts III alla sua uscita, un paio di settimane fa, è stato un susseguirsi di quindicenni infoiate che sprizzavano ormoni ad ogni jpg pubblicata in rete: che oh, ci può stare e magari sono io che non capisco un cazzo, ma il mio personalissimo alzabandiera dell’hype non ha mai raggiunto vette così elevate da mettere a repentaglio la mia vita sociale. “Eeeeeeeeeeeeeeeeh“, direte voi, “perché sei vecchio e non ricordi più una fava della trama!“: probabile ma, again, a me sti tredici anni son passati comunque tranquilli.

Questo, in sintesi, è per dire che Kingdom Hearts III sarà un gran bel gioco, fatto come dio comanda e pure gran bello da vedere; avrà anche una storia della madonna (beh… più o meno) e avrà altre mille pregi che un esercito di adolescenti in crisi ormonale con gli occhioni luccicanti vedrebbero a occhi chiusi; avrà la minchia che vi pare, e quant’è vero Dio che ce l’ha, ma non c’è dubbio che morirò molto prima di capire perché mezzo mondo si sia rincoglionito così tanto per menare quattro cazzotti (facili facili, per giunta) in compagnia di Pippo e Paperino. Che forse sono la cosa più meravigliosa di sto giochino eh, ma questa è n’altra storia.

Kingdom Hearts III

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Dai, trama per nabbi: Kingdom Hearts III chiude gli eventi narrati in un mezzo migliaio di episodi (di cui lo ammetto, ho giocato a malapena solo i due capitoli principali). C’è Sora che, dopo aver preso schiaffoni da Xenahort e compari, si risveglia che è na pippa colossale. Affiancato dagli inseparabili amici – e sotto la supervisione di Topolino, che già mi stava sul cazzo prima, figuratevi adesso – parte in un lungo viaggio alla ricerca di sé stesso (wow, Disney, sono già emozionato) per chiudere i conti con sta famelica Organizzazione XIII. Che Xenahort dopotutto un po’ ce le ha ammorbate tra Cloni, Hearthless, Nessuno e balle varie e nessuno (con la n minuscola sto giro eh, state attenti) ha voglia d’aspettare altri quindici anni per vedere un finale decente. In tutto questo, Sora & Co. faranno un giro sul Monte Olimpo, visiteranno la gnoccolona di Rapunzel e, passando dagli universi di Toy Story e Monster & Co., faranno cose senza senso (ah no, dimostreranno come il potere dell’amicizia è più forte di un fottuto stregone che ogni episodio ringiovanisce e pianta casini uno peggiore dell’altro) sino ad arrivare, nelle ultime cinque ore scarse di gioco, all’appuntamento che oggettivamente stavamo aspettando tutti: la guerra del Keyblade. Che anche sto giro, tra sequenze strappalacrime, messaggini da diabete e “l’amicizia è la mia forza“, finisce come deve finire e nemici cattivoni andatevene un po’ affanculo.

Delle oltre trenta ore necessarie a raggiungere i credits di Kingdom Hearts III, ne trascorrerete metà gagliarda a osservare delle (fantastiche, non c’è che dire) sequenze che nulla hanno da invidiare alle controparti cartoon di Pixar, un altro botto di tempo a girovagare a minchia di cane menando mostriciattoli di varia natura per poi abbracciarsi mascolinamente in nome dell’amicizia (di nuovo, perché c’è sempre tempo per festeggiare l’amicizia) e, quando tutto sembra perduto, un ultima fase dove mettere a punto le 15 ore i tutorial per portarsi a casa la guerra del Keyblade. Difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti, questo è vero, certo è che di tutto il pippone che questo franchise ha disegnato negli anni, quello a cura del terzo capitolo maggiore è forse quello meno convincente – se non, appunto, verso le battute finali. Poi oh, c’è un dannatissimo finale: non capisco cosa cazzo c’abbia visto mezzo mondo di commovente o memorabile in quattro disagiati che si abbracciano per la settecentesima volta sottolineando (con un gioco di parole degno del Cioè) che “il cuore è la mia chiave guida“, ma pur non risolvendo na bella pletora di domande aperte non è neanche così malaccio. E visto l’andazzo delle prime 5/6 ore avrebbe potuto essere peggiore.

Kingdom Hearts III

Hercules me sta un po’ sul cazzo, ma graficamente sto gioco è na bomba

Non stiamo a dilungarci troppo sul gameplay di Kingdom Hearts III, che tanto mezzo mondo non parla d’altro da 2 settimane e sicuramente lo fa meglio di noi. Andiamo subito dritti all’essenza di questo action RPG un po’ Disney un po’ Square Enix, che pur mostrando una facilità offensiva a modalità “normale” rappresenta il cavallo di battaglia del pacchetto. Di meccaniche interessanti, tra graditi ritorni e novità caciarone, ce ne stanno un botto: tornano il Tiro, il Fluimoto e la barra dei comandi fissa (e non più quell’obbrobrio circolare), arrivano i famigerati Legami, le Fusioni e la possibilità di equipaggiare sino a tre Keyblade diverse – che poi ti chiedi a cosa cazzo te servono tre spade, quando tre quarti dei nemici son delle pippe fameliche…  Arrivano le Attrazioni, attacchi ad area appariscenti forse più di Malgioglio al funerale de vostra zia che la prima volta che li vedi son belli, la seconda pure, alla terza rompono il cazzo che metà basta e maledici la tua famiglia per averli attivati: che se mettete insieme tutte ste cose appena elencate ok che lo spettacolo è garantito, ma potete pure posare il pad e fumarvi una sigaretta che tanto la battaglia la vincete lo stesso. Dal capitolo precedente torna invece il sistema di skill/livelli: più salite di livello e più skill saranno disponibili, ciascuna con un proprio costo abilità: tanto per ribadire il concetto, di tutto sto ambaradan ve ne potete comodamente sciacquare i paesi bassi per 20 ore buone, che tanto menare come degli psicopatici basta e avanza a portare la pellaccia a casa.

Non bastasse tutto questo, ce stanno “gli extra”. Tramite il vostro Gummifono potrete giocare con il Regno Classico, la versione Disney del Gig Tiger in compagnia dello stronzo di Topolino e le sue saccenti avventure. Ci sono gli stemmi del suddetto odiatissimo topo da fotografare in giro, perché non esiste che Sora non si faccia un cazzo di selfie ogni mezz’ora e non lo metta su Instagram, più un’altra valanga di aree segrete e collezionabili spalmati in giro – e sì, sono tanti. Ultima e non meno importante, la GummiShip. Che ve lo dico io con tutto il cuore, è una merda. Chiunque venga a dirvi che “è commovente, sa di amicizia” e altre puttanate del genere o è drogato o è un hipster di 15 anni che non uscirà mai dalla pubertà. Le sezioni in 3D nello spazio aperto (obbligate per raggiungere i vari mondi) sono piatte, pallose e con una manovrabilità che quella d’Arkanoid, a confronto, è il futuro. Frega cazzi che ci stanno mille sfide diverse e puoi potenziare la navicellina di sta minchia: amici giapponesi, il resto del gioco funzionerà anche, ma sta GummiShip meriterebbe d’esplodere in garage prima ancora d’esser messa in moto. E non aggiungo altro.

E QUINDI…

Impossibile negarlo, Kingdom Hearts III ha pregi sufficienza per portarsi a casa il votaccio: ha na grafica che definire della Madonna è riduttivo, una longevità bella cicciona, un gameplay che nel complesso fa il proprio lavoro, specie in termini di varietà e spettacolarità e, stringi stringi, na trama che dai, ci sta. Poi oh, è una storia così banale, buonista e lacera-maroni che dopo un paio d’ore ve verrebbe voglia d’ammazzare na foca a martellate, che le pippe cosmologiche de Dawson’s Creek ormai son acqua passata da un pezzo;  non bastasse, dopo intere ore di “un cazzo fritto” spinge nel finale sull’acceleratore, lasciando ancora aperte alcune domande che i fan più sfegatati del brand (quelli coi brufoli e la fidanzata in 4K che geme quando la accarezzi col puntatore del mouse) speravano di risolvere dopo quei 13 anni scarsi di attesa. Metteteci pure una difficoltà complessiva che non sarà evanescente ma poco ce manca e quello che otterrete è sicuramente un titolo notevole e un capitolo conclusivo che dai, esagero, sarà pure memorabile: ma da qui a definirlo “capolavoro imperdibile GOTY ommioddio Nomura fai del mio corpo quello che vuoi” beh, campa cavallo. Però ci sta Paperino vestito da Mago, quindi win.

Kingdom Hearts III, non m'è venuto il diabete ma poco ce manca...
Tra mille odi all'amicizia, dozzine di abbracci amorevoli e quintalate di buonismo elargito da pupazzotti asessuati con gli occhioni enormi, Kingdom Hearts giunge al proprio epilogo. Che non è male, grazie ad un comparto tecnologico strepitoso e ad un gameplay che dai, ha la giusta dose di cazzonaggine per farcela. Peccato sia tutto troppo facile e troppo "veloce", specie dopo 13 fottutissimi anni di attesa. Ah, le GummiShip fanno cagare, ma forse l'avevate già capito.
Meglio del cartone vero!!!9.5
Embè, bella la storiella?7
Gameplay8
Ma quando finisce sto epilogo?8.5
PRO
  • Minchia che grafica!
  • Il combat schema è frenetico e spettacolare
  • Un mondo di gioco vastissimo, zeppo di cose da fare.
CONTRO
  • Più facile di questo c'è solo giocare con la console spenta.
  • Trama discreta, ma così buonista da farti rivalutare l'omicidio seriale
  • La GummiShip è una merda. Fine.
8TOTALE

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