Giusto per dire na minchiata che sapete tutti, Resident Evil 2 c’ha 20 e rotti anni sul groppone. Se dopo tutto sto tempo un mare di gente si ricorda ancora quanto stronzi fossero i Licker, l’elenco dei Santi sconsacrati dopo l’ennesimo incontro con Mr X. e, almeno per il sottoscritto, il brivido di terrore nel sentire i passi di un cane incazzato in lontananza, un motivo ci deve essere per forza: e quel motivo, rullo di tamburi, è che il secondo capitolo della saga Capcom era na figata da far accapponare la pelle. Non che il primo fosse lammerda o che Nemesis fosse na puttanata, sia chiaro: è che in quella doppia avventura Leon/Claire i designer nipponici c’avevano buttato dentro così tanto amore e così tante botte di genio che beh, poche storie, era un capolavoro. Personalmente, ho pure amato dal primo giorno quella diabolica idea del Leon A/Claire B e viceversa, nonostante le differenze di gameplay non fossero così eclatanti: poi oh, Resident Evil 2 è stato il primo primo Resident Evil, ho rotto il cazzo a mio padre tre mesi per farmelo regalare e quindi sì, c’è un legame affettivo mica da ridere.

Proprio quel legame che, dal giorno dell’annuncio di questo fantomatico Remake, si è tradotto in un’erezione incontrollata ogniqualvolta in rete apparisse un nuovo fotogramma del nuovo capolavoro Capcom. Che è inutile girarci troppo attorno, tanto anche questo lo sapete tutti: siamo di fronte ad un potenziale GOTY 2019. Na roba così bella ed appassionante che ti viene quasi da andare in Giappone, inginocchiarti di fronte alla sede di Capcom e implorare che si sbrighino a fare la stessa cosa per Nemesis. E pure per Code Veronica eh, che rimane uno dei capitoli più belli della saga anche se nessuno se lo ricorda mai quando serve.

Resident Evil 2 Remake

Opzione A, ce l’ho nel culo. Opzione B, ce l’ho nel culo.

Se chi vi scrive, un sonaro imbruttito di 37 anni suonati, ha dissotterrato una One per giocare a Resident Evil 2, chiunque dotato di un minimo di senno dovrebbe aver già intuito quanto questo remake sia la proverbiale bomba d’inizio del 2019. Sulla storia di questo secondo capitolo non spenderemo nemmeno troppe parole per due semplici motivi: uno, se non sapete di cosa stiamo parlando difficilmente dovreste essere qui a leggere questa delirante recensione, e due, ci sarebbero così tante cose da raccontare da tenerci impegnati almeno fino a dopodomani. Per farla breve, dopo il casino di Villa Spencer e la “fuga” del Virus T, i pazzoidi dell’Umbrella hanno ulteriormente cagato fuori dal vaso e, per correre ai ripari, si sono inventati un secondo ceppo – più figo – del suddetto virus, etichettato con la lettera G. Raccoon City è un bel merdaio di non morti, insomma, ce stanno un botto di nuove creaturine (Licker in primis, nonostante il paragone con gli Hunter del primo episodio vabbè, è tempo perso) e nel mentre che due poveri stronzi – all’anagrafe Leon e Claire – cercano di mantenere la propria pelle incollata al resto del corpo, una nuova versione di Tyrant se ne va a spasso a menar cazzotti e a sbrandellare i pochi sopravvissuti. Vabbè dai, le solite…

Resident Evil 2 Remake si ammoderna sul fronte del gameplay: un bel calcione alle palle delle leggendarie telecamere a inquadratura fissa (che ok che stanno nel cazzo a tutti, ma in quanto a metter strizza non temono rivali) ed eccoci pronti con la “telecamera del quarto episodio”, bella sopra le spalle del protagonista come in gran parte dei TPS sul mercato da un paio di gen. La novità più grossa è forse questa, laddove tutto il resto è una sorta di magia oscura in grado di mescolare il passato e il presente senza la presenza di scossoni evidenti. Torna il leggendario baule infinito, dove depositare lo scarso ben di Dio che i nostri alter ego riusciranno a sgraffignare agli zombie: torna la macchina da scrivere per i salvataggi, che non saranno più dipendenti dai rulli di inchiostro (e meno male) a livelli di difficoltà standard. Torna anche l’inventario a caselloni, fonte primaria di bestemmie da oltre 20 anni ma che, tra un Tetris e l’altro, ha insegnato anche ai maschietti il significato di “mettere le cose a posto” – cosa che in realtà non succede mai, e ci si ritrova sempre con un fusibile o un mazzo di chiavi appesi alle palle e settantaquattro dannatissime erbe blu che mannaggiarcazzo perché le abbiamo raccolte…

Altra piccola new entry è rappresentata dal marsupio, leggendario totem anti-sesso dai tempi della sua stessa genesi ma che, nel contesto Raccooniano, significa espandere di un paio di unità la capienza del citato inventario, che per ambo i protagonisti parte da 8 caselle. Che sì, si riempiranno autonomamente prima ancora di capire dove siano i cessi della stazione di polizia.

Resident Evil 2 Remake

Ok, esiste il modo per non farli più rialzare da terra…

Le novità, dicevamo, non mancano: c’è una bella sezione inedita all’interno dell’Orfanotrofio di Raccoon City, così come alcuni puzzle e alcune brevi sezioni narrative che 20 anni fa stavano in piedi un po’ con lo sputo sono state sistemate a modino. Altri dettagli ve li scoprirete da soli, questo è scontato, ma mettete insieme tutte queste cose e capirete, per certi versi, come il termine “Remake” rischi quasi di star stretto alla produzione Capcom: ma non saremo certo noi a fare la punta al cazzo con queste questioni sofisticate, limitandoci a sottolineare come, ancora oggi, il mix di survival horror ed esplorazione funzioni a meraviglia. E sì, è importante saperlo, visto che – decideste mai di fare la follia e partire subito a difficoltà massima – di munizioni ed erbe curative Raccoon City è tutto tranne che generosa. Ritrovarsi in un corridoio con tre simpatici Licker affamati e quattro proiettili di Liquidator non è così improbabile: meglio mettere in moto le chiappe e magari scervellarsi quei dieci minuti per aprire casseforti, armadietti e altre possibili fonti di materiale utile. Nota a margine, la difficoltà di questo Resident Evil 2 è tutto tranne che gentile anche a livello “normale”: scordatevi di vomitare headshot con un solo colpo anche allo zombie di vostro zio pelato, visto che prima di metterlo a tappeto serviranno na mezza dozzina di proiettili a segno – e magari chissà, potrebbe anche rialzarsi da lì a pochi minuti. Certo, un bel suppostone incendiario potrebbe rimuovere del tutto il problema… ma ne avrete ancora quando il craaaaack che sentirete è il rumore che un Tyrant a caso produrrà con le vostre chiappe?

Ma parliamo di grafica, va… Il RE Engine anche a sta botta fa la sua porchissima figura, e a prescindere dalla piattaforma in cui lo proverete (grazie al cazzo che su PC gira na favola), Resident Evil 2 è un’autentica gioia per gli occhi. Tutto, dai modelli dei personaggi principali a quelli dei nemici, è ispiratissimo e realizzato con una cura della Madonna: Ada è una gnocca da paura, nonostante la scosciata poderosa di 20 anni fa rimanga un ricordo nella memoria dei più vecchietti. Leon è un ganassa tutto cuore e coraggio coi capelli impomatati che manco le fogne gli fan paura, Claire è un bel popò di fanciulla pure lei con due palle grandi come la Umbrella. Impossibile nascondere il tuffo al cuore quando si rientra per la prima volta nella stazione di polizia di Raccoon – resa dannatamente più bella di un tempo ma, ancora oggi, dannatamente evocativa – o quando si raggiunge il nodo centrale del NEST della Umbrella (che sì, è come vent’anni fa ma non ce la posso fare troppi ricordi). Ve la faccio breve: è tutto al proprio posto e tutto funziona da Dio, persino il doppiaggio in italiano. Vorremmo cercare dei difetti su questa perla di Capcom, ma anche la longevità non propriamente eccelsa, alla fine, ci sta (considerando che dovrete finire il gioco quattro volte): se lo sviluppatore voleva conferme prima di iniziare gli sviluppi del nuovo Nemesis, beh, ora dovrebbe averle.

E QUINDI…

E quindi nulla, se non giocate a Resident Evil 2 siete più stronzi di Wesker in Resident Evil 5 (e pure del figlio, nell’aberrante capitolo successivo). Con una mossa d’altri tempi Capcom colleziona il remake delle grandi occasioni, l’omaggio migliore che si potesse dedicare al capitolo di lancio di Leon e Claire: un’avventura magnetica e appassionante, che magari non durerà tantissimo se siete dei cazzo di speedrunner ma che, oltre ad offrire una valanga di segreti e chicche varie, vanta una rigiocablità che, oggigiorno, qualsiasi altro horror si sogna. E poi è Resident Evil 2, porca puttana: uno di quei nomi che dovrebbe farvi salire la pelle d’oca anche in anfratti atipici del vostro corpo e farvi rinunciare pure all’alimentazione, pur di salvare la pellaccia e lasciarsi Raccoon City alle spalle – magari nei panni di un pezzo puzzolente di Tofu, perché no. Se questa è la marcia di Capcom per l’inizio del 2019, insomma, si prospetta un anno a base di carcasse purulente e simpatici virus letali: il che, non so a voi, ma a me mette un certo appetito.

Resident Evil 2, figo eh ma ora voglio il Code Veronica.
Ci aspettavamo un Remake di livello altissimo, ma Capcom a sto giro deve aver schiaffeggiato il team di sviluppo con enormi mazzette di verdoni, per raggiungere un risultato del genere. Resident Evil 2 è una bomba clamorosa, un mix di passato e presente che terrorizza ed appassiona. Se qualche zombie affamato e altri mostriciattoli geneticamente modificati non bastano a farvela fare sotto, sapete già cosa fare.
Il RE è tornato?9.5
Quanto so' ganzi gli enigmi?8
Bruttezza degli zombie9
Lo devo assolutamente giocare, vero?10
PRO
  • E' Resident Evil 2...
  • ... persino più bello dell'originale.
  • Il miglior remake possibile, sotto OGNI punto di vista.
CONTRO
  • Difficile abbestia, con gli zombie demmerda che non schiattano mai.
  • Mr. X sarà la fine delle vostre mutande.
  • Non è lunghissimo, ma anche sticazzi.
9TOTALE

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