Se penso che, probabilmente, The Hong Kong Massacre lo conosceremo sì e no in quattro stronzi, un po’ mi sento triste. Parecchio triste. Da un lato perché ci sono milioni di mentecatti che giocano ogni giorno a Fortnite e non avranno mai la minima idea di chi siano gli ottimi ragazzi di VRESKI; dall’altro, ed è ancora più grave, perché era dai tempi di Hotline Miami che non andavo in fotta così abbestia per un twin stick shooter. Che magari non è certo quel genere adatto a tutti eh: serve molta pazienza (cosa che non ho mai avuto), parecchio tempo libero (idem) e la rassegnazione di dover ripetere uno stesso scenario anche una trentina di volte (se vabbè, chi prendo per il culo) per non aver considerato quell’ultimo stronzo armato nascosto dietro allo stipite d’una porta. Allo stesso tempo, però, la soddisfazione di fare una clear run o di seccare orde di nemici stringendo due pistole tra le mani e muovendosi come dei funamboli cinesi, beh, è difficile da spiegare a parole.

The Hong Kong Massacre, ne più ne meno, è un twin stick shooter con due palle grandi così. Uno sparatutto con un carisma della Madonna, con un ottimo stile e una curva di difficoltà che oscilla dal “bestemmione urlato contro lo schermo” al “pad scagliato alla parete, con annesso duplice bestemmione carpiato“. Un qualcosa che puzza Hotline Miami lontano un paio di chilometri, ma che offre qualcosina in più rispetto alla media: per darvi un idea, prendete il capolavoro di Dennaton Games e buttateci la slowmo di Max Payne e l’atmosfera di Stranglehold. Mettete John Woo dietro alle macchine da presa e boom, quella che ottenete è una figata colossale. Che ha l’unico difetto di durare troppo poco, purtroppo: ma se amate le sfide impossibili e un paio di glitch non vi spaventano, avrete di che insultare svariate divinità per parecchio tempo.

The Hong Kong Massacre hotline miami

Dal punto di vista narrativo, The Hong Kong Massacre è quel polpettone action che avrete visto alla tele svariati milioni di volte: un cinese incazzato che reclama vendetta, un sadico mafioso che muove le fila della criminalità cittadina e dozzine di ceffi poco raccomandabili che, armati sino ai denti, si rinchiudono in 30 metri quadri di appartamento a non fare fondamentalmente un cazzo, se non aspettarci amorevolmente per trasformarci in colini. Senza mezze misure, della sceneggiatura dietro al titolo VRESKI ve ne dimenticherete comodamente dopo dieci minuti, presi dall’insaziabile fotta di seminare sangue sulle pareti e macinare uno dopo l’altro i vari livelli disponibili: non necessariamente un male, anche perché di sequenze video in qui vengono snocciolati particolari interessanti non ne mancano di certo. Diciamo che, se mai vi chiedessero di cosa parla The Hong Kong Massacre, se riuscirete a dire qualcosa di più concreto di “c’è un cinese incazzato che ammazza tutti, perché gli girano i coglioni” sarete decisamente più bravi del sottoscritto.

Discorso diverso per quanto concerne il gameplay, che eredita le meccaniche base dello sparatutto a due stick con visuale aerea (Hotline Miami docet) ma, allo stesso tempo, lo arricchisce con una doppietta di elementi che giovano non poco alla spettacolarità generale: sarà infatti possible esibirsi in una pirotecnica schivata – ideale per evitare i quintali di proiettili che ci verranno vomitati addosso – e, contestualmente, sfruttare uno slowmo per una breve frazione di tempo. Se mai doveste chiedervi a cosa serve lo slowmo in un action dove sparano pure i vasi da fiori non vi preoccupate, non è questo il gioco che fa per voi. Due le conseguenze immediate di queste meccaniche di gioco: la prima, e più figa, è che combinando queste due meccaniche darete vita a sequenze così memorabili che “John Woo vai a girare cartoni animati“. La seconda, più subdola, è che i vostri avversari saranno autorizzati ad essere particolarmente bastardi: il che significa che non solo verrete one-shottati con una brutalità degna del Dark Souls dei tempi migliori, ma che pure i vostri nemici potranno rotolare al suolo e schivare il vostro piombo. Il che complica la situazione non poco.

The Hong Kong Massacre hotline miami

Detta così sembra superficiale, ma non c’è molto altro da dire sul core di The Hong Kong Massacre. Prima di ciascun livello sarà possibile scegliere una tra le quattro armi disponibili con cui iniziare la mattanza: il fucile a pompa ha una potenza di fuoco devastante (tipo che seccate tre stronzi con un colpo solo) ma rallenta i movimenti del protagonista in modo drammatico e nel tempo necessario a ricaricare il colpo in canna diventerete genitori un paio di volte; il mitragliatore è snello e veloce (specie nelle sequenze slowmo), ma i colpi finiscono molto rapidamente; il “rifle” (l’equivalente da banco dell’AK47) è un buon compromesso potenza/tempo di ricarica/mira, mentre le due pistoline sono stilose da far schifo ma meno brutal del restante terzetto. Raramente finirete lo scenario con l’arma selezionata in fase di set up: sarà possibile, una volta finiti i proiettili, raccogliere le armi degli amichevoli cadaveri e continuare le danze sanguinolente. Terminare ciascun livello ci ricompenserà con una o più stelle, da investire in un apposito menu per potenziare ciascuna delle bocche di fuoco appena citate: si va dal numero di proiettili in canna al loro calibro, passando per la riduzione dei tempi di ricarica o la velocità di movimento del nostro allegro eroe, una volta equipaggiata. E prima che ce lo chiediate sì, un tuning fatto bene può salvarvi il culo – specie contro i boss.

Per ciascun livello (boss fight escluse – e non ve le raccontiamo, per non rovinarvi la sorpresa) sarà possibile guadagnare tre stelle extra completando altrettanti obiettivi: mandare tutti all’obitorio entro un tempo stabilito, non sprecare manco mezzo proiettile e non usare tassativamente lo slowmo. Se i primi due, dopo un paio d’ore di rodaggio, possono sembrare anche lontanamente fattibili, vi garantisco che portare a casa la pelle senza rallentare la baracca equivale a condannare la vostra inutile anima all’inferno senza manco passare per il via. Di sicuro, la sete di perfezione gioverà alla longevità di The Hong Kong Massacre, che vanta un comparto grafico ispiratissimo e zeppo di stile nonostante alcuni passaggi (video in primis) non sempre convincenti e, almeno su PS4, un mirino che in più di qualche occasione va bellamente a puttane durante le slowmo. La definizione “Hotline Miami con la grafica figa” ci può anche stare, ma se da un lato l’omaggio al pilastro di Devolver Digital è evidente, dall’altro è da stronzi non riconoscere a VRESKI il merito di aver realizzato un tripudio di proiettili, esplosioni e schizzi di sangue che corredano una giocabilità sensazionale. E che vi farà incazzare come delle manticore, ma questo in fondo lo sapevate già…

E QUINDI…

The Hong Kong Massacre è una di quelle sorprese che difficilmente avremmo previsto: ok l’amore sconfinato per Hotline Miami, ma riuscire a replicare le dinamiche frenetiche di un mostro sacro del twin stick shooter senza cadere nella semplice emulazione rappresenta solo la parte superficiale della creatura di VRESKI. Una creatura che non solo ha stile da vendere, grazie ad un comparto tecnico accattivante e ad una colonna sonora da urlo, ma capace di creare un gameplay più bastardo della droga combinando un paio di meccaniche viste e riviste da una decina d’anni a sta parte. The Hong Kong Massacre non inventa un cazzo di nuovo, ma mescola le carte del proprio mazzo in un modo encomiabile, giocando poi con una regia ispiratissima e con un’atmosfera che, per quanto abusata, ha sempre il proprio fascino. Detta in modo più breve, è una cazzo di figata che rende più dolce l’attesa di Hotline Miami 3: la difficoltà esagerata e un mirino che vi piglia per il culo nei momenti peggiori saranno causa di parecchie crepe tra le mura della Città del Vaticano, ma se vi piacciono le sfide impossibili, amate i polpettoni action-asian e il genere v’attizza il giusto, beh, non dovreste più avere molti dubbi…

The Hong Kong Massacre, dual stick is better than one...
The Hong Kong Massacre è un twin stick shooter spettacolare e schifosamente cinematografico, che ispirandosi al famigerato capolavoro Dennaton pesca ad ampie boccate da mostri sacri del genere Action. Il risultato è un polpettone tamarrissimo, entusiasmante e frenetico: un piccolo mostro che metterà a dura prova riflessi, pazienza e autocontrollo, oltre a tirar fuori i peggiori luoghi comuni sul popolo della grande Muraglia. Però è figo da far paura, e questo basta e avanza.
Pochi cazzi, si fa giocare?9
John Woo Oscar alla Regia7
Hotline Miami in alta risoluzione?8
Se sente la musica oltre agli spari?8.5
PRO
  • Hotline Miami + Max Payne + Stranglehold: altro?
  • Zeppo di stile e carisma
  • Niente, è una fottuta droga...
CONTRO
  • ... ma è così difficile da scoraggiare i meno esperti.
  • Narrativamente è un po' piatto, lontano anni luce dai deliri di Hotline
  • Qualche glitch fastidioso su PS4
8TOTALE

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