Gōichi Suda non è un tipo del tutto a posto. Non che l’elenco di titoli accreditati al designer negli ultimi vent’anni giochi a suo favore, per carità: certo è che l’ex impiegato di un’impresa funebre convertitosi poi ai videogiochi quasi per caso, beh, non è quel genere di elemento capace di passare in sordina. Un tipo folle, ‘sto Suda 51, un visionario come se ne vedono pochi in giro; uno di quelli capaci di inventarsi un gioco così stronzo che sembra uscito da un manicomio criminale e, per qualche strana magia, quel gioco è pure na figata. Travis Strikes Again: No More Heroes, che ve lo diciamo a fare, è esattamente come il proprio creatore: ‘na cosa a metà strada tra l’assurdo e l’incredibile, una “quasi cazzata” all’apparenza senza capo ne coda che, in realtà, cela al proprio interno quel guizzo di genio che difficilmente lascia indifferenti. Poi sia chiaro, saremmo stronzi noi se vi dicessimo che lo spin-off di No More Heroes è un “capolavoro GOTY vaffanculo“: ma prima di maledire il nome del designer giapponese, forse forse, fareste bene a dare una chance a questa insolita baracca.

Partiamo subito da un concetto importante, che a quanto pare non è passato nitido a tutti: Travis Strikes Again: No More Heroes non è No More Heroes 3. E nota a margine, manco vuole esserlo, considerando il budget ridicolo investito in questo spin-off (se paragonato alle papagne normalmente riversate in un tripla A). Quella disponibile da qualche giorno su Switch è un’avventura folle e psichedelica che le vicende “grosse” di Travis le sfiora a malapena di striscio, offrendo piuttosto un’esperienza autoreferenziale che buca la quarta parete in più occasioni e, pure nel proprio gameplay, offre così tante citazioni alla cultura digitale pop degli ultimi 20 anni da farci scoppiare il cranio. Una di quelle esperienze piena zeppa di difetti eh, in cui per buona parte del tempo rischierete di non capirci un beneamato cazzo e che non sembra andare da nessuna parte: che poi è esattamente lì che vuole andare, ma quantomeno lo fa con stile…

Travis Strikes Again: No More Heroes Suda 51

Voleste raccontarlo da fighetti ai vostri amici, Travis Strikes Again: No More Heroes è un botto meta. Meta-referenziale, visto che si cita, si prende per il culo e fa riferimenti a titoli più o meno famosi del segmento indie ad intervalli regolari di neanche cinque minuti; è meta-ludico, visto che dovremo indossare i panni di un ex-assassino impegnato a giocare, va tu a capire perché, con una console mortale; è metafisico, visto che non capirete un dannato cazzo di quello che succede attorno a Travis dalla schermata iniziale sino ai titoli di coda. Un biglietto da visita mica da ridere, insomma, a confermare per l’ennesima volta che in casa Grasshopper Manufacture i pusher buoni non mancano di certo. Sfuggito alle fatiche del secondo episodio, il buon Travis si ritrova faccia a faccia con la Death Drive Mk. II, sta minchia di console virtuale praticamente mai messa in commercio dato che chiunque la usi finisce per ritrovarsi freddo come il marmo e con l’elettroencefalogramma piatto. Perché un ex assassino decida di suicidarsi con dei giochini hack’n’slash dal gusto retrò, beh, ce lo stiamo chiedendo pure noi: l’idea di ritrovarsi protagonisti di sette minigiochi del tutto sbarellati senza un fottuto filo logico che li accomuni, tuttavia, potrebbe anche funzionare. E ammettiamolo, per un po’ funziona pure come si deve: è soltanto dopo l’ennesimo salvataggio seduti sulla tazza del cesso, con la scritta Now Saving che copre il birillo di Travis, che i problemi iniziano ad affiorare…

Mettiamola così, l’ultima creatura di Suda 51 è una sorta di “collezione” di giochini pseudo-futuristici accomunati sostanzialmente da tre fattori: una valanga (nel vero senso della parola) di nemici da abbattere, delle boss fight esilaranti, ispiratissime e a tratti stronze da mandare in tilt il vostro sistema nervoso e, dulcis in fundo, il gameplay. Perché se è vero che le telecamere a distanza siderale (alle volte persino aeree) sembrano lontane anni luce da quanto la serie ci aveva mostrato, la chiave di lettura di Travis Strikes Again: No More Heroes è sempre la stessa: menare come dei boscimani qualsiasi cosa si muova sullo schermo, usando senza timor alcuno la nostra fedele katana energizzata. Metteteci l’attacco normale e quello potenziato, metteteci una serie di power up equipaggiabili (fino ad un massimo di quattro) per fare ulteriore casino con attacchi speciali e, già che ci siamo, metteteci pure un secondo volgarissimo personaggio giocabile – anche da un secondo giocatore, in coop – potenziabile come Travis seminando morte ed empietà lungo gli scenari: c’è tutto quello che serve per fare un hack’n’slash come Dio comanda, al netto di un combat system che ingrana la marcia corretta sin dalle prime battute di gioco. Dov’è l’inghippo, vi chiederete voi: semplice, sto schema si ripete alla nausea per una decina di ore buone, senza variare sensibilmente sul tema. E per quanto il combattimento funzioni, di fronte all’ennesima orda di rincoglioniti che vi sbarrano il passaggio è molto difficile mantenere l’erezione…

Travis Strikes Again No More Heroes suda 51

Il problema grosso dell’ultimo nato di casa Suda 51, tuttavia, è il comparto grafico. Che se nei menù e nelle parti non giocate trasuda tanto di quello stile da farvi venire male alle gengive, è quando si entra nel vivo della dannata Death Drive Mk. II che la salivazione incorre in una seria battuta d’arresto. Si salvano i boss, che sono ispirati e caratterizzati con lo stesso tratto dei due capitoli maggiori, ma già analizzando le flotte nemiche “standard” è impossibile non notare una ripetitività e un livello di dettaglio tutto tranne che elevato – ok, la telecamera lontana un paio d’anni luce non aiuta, ma bisogna essere cecati da un occhio per non accorgersene. Se le esplosioni di pixel che accompagnano ogni mattanza fanno esimiamente la propria porca figura, lo stesso non si può dire degli scenari, che magari saranno ispirati e fuori dagli schemi tradizionali, ma sono a tratti così spogli da farci dubitare del fatto che sia il 2019 e che l’ammiraglia Nintendo non sia l’N64. Che per carità, l’omaggio al filone indie ci sta tutto ed è apprezzatissimo (specie nella selezione di t-shirt brandizzate coi loghi dei relativi titoli più famosi), ma per quanto spin-off e per quanto low budget, ci sono a tratti così pochi poligoni a video che qualche perplessità è pure lecito farsela.

Tra riferimenti alla cultura Pop e citazioni disparate, avventure testuali e dialoghi sconclusionati da far invidia agli sceneggiatori di Adrian, le dieci ore circa di Travis Strikes Again: No More Heroes tutto sommato scorrono: il caos incredibile che permea la seconda metà dell’avventura si dimostra più godibile se giocato in compagnia (almeno i difetti appena elencati passano in secondo piano, presi come sarete a salvarvi il culo a vicenda), ma anche in solitaria di che perdere il tempo ce n’è in abbondanza. Peccato che lo stile trasbordante di Suda 51 non basti a risollevare uno spin-off coraggioso e ironico quanto basta: definirlo un passo falso sarebbe da trogloditi, mettetevelo in testa, ma il Travis dei nostri sogni è più di un giubbotto in pelle, di un paio di occhiali da sole sfavillanti e di una tazza del cesso candida, magari preceduta da una scodella di Ramen fumante. Ne riparleremo, o almeno speriamo, in No More Heroes 3.

E QUINDI…

Che si parli di poppe, assassini o altre amenità che uno sano di mente avrebbe anche solo paura a pensare, Gōichi Suda è uno che le palle sul tavolo le butta senza manco pensarci un secondo. Con Travis Strikes Again: No More Heroes, Suda 51 le ha buttate così forte da far tremare le gambe del tavolo, proponendo un concept fuori da ogni schema possibile e zeppo di carisma. Ed eccoci di fronte ad uno spin-off sagace e cazzone che metà basta, figlio di una buona intuizione e di un’idea folle che vai tu a sapere da quanto frullava nella testa dell’iconico designer. Un’idea che dai, funziona anche abbastanza bene, vittima tuttavia di una forte ripetitività negli schemi di gioco e di un comparto tecnologico che definire arretrato è fare un complimento al paleozoico. Di scusanti e motivazioni per una scelta come questa ne troveremmo tranquillamente a bizzeffe, tuttavia il combat schema tradizionale e collaudato difficilmente riesce a coprire le lacune che si celano dietro le sette sfere richieste a sbloccare i relativi livelli della Death Drive Mk. II. Di certo, dare fiducia al folle Suda 51 vi ripagherà con un titolo più unico che raro, fuori dagli schemi e capace di strappare parecchie risate, a patto di avere un briciolo di conoscenza del settore: un atto d’amore che non richiederà magari follia, ma di sicuro un pizzico di coraggio.

Travis Strikes Again: No More Heroes, altolà Suda 51
Nessuno si aspettava un No More Heroes 3: e l'ultima fatica di Suda 51, da qualsiasi parte la si guardi, tutto è tranne che un No More Heroes 3. Travis Strikes Again: No More Heroes è uno spin-off folle e a tratti molto sconclusionato, cazzone all'inverosimile e con un paio di buone frecce al proprio arco. La ripetitività eccessiva delle meccaniche e un comparto grafico un po' del cazzo non giocano a suo favore, ma se cercate qualcosa di abbastanza unico, al posto vostro, una chance gliela daremmo anche...
Il tocco di Suda9
Quant'è bello da vedere Travis su Switch?5
Katana Energizzata, una grandissima figata?7.5
Amo un botto la serie, c'entra qualcosa?6
PRO
  • Stile, follia e assurdo powered by Suda 51.
  • Hack'n'slash nudo e crudo.
  • Colonna sonora da urlo e boss memorabili...
CONTRO
  • ... ma il resto, graficamente, è un bel palo nel culo.
  • Combat System che funziona, ma si ripete alla morte.
  • Così metafisico che, della trama, non c'ho capito un cazzo.
7TOTALE

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