PlayerUnknown’s Battlegrounds, o PUBG per gli amici, non è quel genere di gioco in grado di mettere a repentaglio i miei boxer. Se già leverei il diritto di voto a pompose masse di rincoglioniti coi risvoltini che giocano a Fortnite, a st’altri disagiati tutto farei tranne che abbondanti coccole. Eppure, sta gloriosa puttanata del Battle Royale, nell’ultimo periodo, tira più di un carro di peli di voi sapete cosa: ce stanno su COD, ce stanno su Battlefield, manca poco che ce stiano pure su Wii Sports e bon, abbiam fatto filotto. Non provate a chiedere il perché al sottoscritto eh, non otterreste nulla più di un poderoso sticazzi il cui eco si perde in lontananza: e prima che lo diciate voi, il motivo è che sono troppo vecchio e troppo pippa per sto genere di cose. Come direbbe vostro nonno, “A me piacciono le storie, i pew pew spara spara li lascio ai regazzini che manco sanno come si apre un libro“.

Eppure, guarda un po’, PlayerUnknown’s Battlegrounds esce su PS4 e mezzo mondo va in delirio. Siccome le versioni PC, Xbox One e mobile non erano abbastanza, PUBG Corporation porta la propria gallina dalle uova d’oro nella console più amata del momento, cercando di dare un sonoro calcio in culo alla diretta concorrenza – leggasi Fortnite – che, tra sponsorship illustri e QI sotto la media, non pare temer rivali. Una versione che non aggiunge una beata mazza rispetto a quanto si vede da un buon anno a sta parte, tanto per ribadire un concetto semplice semplice, ma che nelle ultime ore s’è fatta acquistare da orde fameliche di giocatori arrapatissimi. Potevamo forse mancare noi, in questo piccolo teatrino del disagio? No, che domande: e dopo svariate fratture al fondoschiena, una manciata di scomuniche dai piani alti del Vaticano e una lunga serie di “complimenti insoliti” a madri e nonne altrui, siamo pronti a raccontarvi qualcosina in più su questo fottuto PUBG per PS4. Che, sia chiaro, non ci piaceva prima e non ci piace manco adesso.

PUBG PlayerUnknown's Battlegrounds PS4

Gli ingredienti alla base di PUBG sono pochini: un’isola, centro stronzi in modalità “ne resterà solo uno” e un’area di gioco che, minuto dopo minuto, si restringe. Sparsi qua e là nell’isolotto ci saranno armi, potenziamenti, medikit e qualche mezzo sgrauso per spostarsi più velocemente: vince, ovviamente, chi resta in piedi per ultimo. Premesso che anche il vostro chihuahua sa meglio di me di cosa stiamo parlando, non c’è davvero molto altro da dire a riguardo di sto coso… Primo minutino in lobby in attesa del matchmaking, un bel saltino col paracadute (nel vano tentativo di atterrare in una zona dalla bassa concentrazione di stronzi) e via, alla ricerca di equipaggio per non farsi sforellare le chiappe per primi. Che ok che il vincitore è uno solo, ma a morì per primi si passa davvero per coglioni – e no, l’intelligenza media dei vostri compagni d’avventura non rappresenta comunque un alibi.

Sul fronte contenutistico, Bluehole Studio non è che sto giro si sia fatta sto gran culo. Le mappe son sempre le solite tre: la fottuta Erangel, la fottuta Miramar e l’ancor più fottuta Sanhok – che, rispetto alle due illustre colleghe, è di dimensioni decisamente più contenute e finisce per trasformare un gioco che si spaccia per tattico in un puttanaio di pew pew sfrenato con psicopatici che saltellano manco avessero un bunsen acceso tra le chiappe. Non ci sono update significativi sul fronte armi o gadget, pertanto qualsiasi cosa abbiate già visto negli ultimi mesi su PC o Xbox sarà esattamente lì, al proprio posto, con qualche frame di ritardo. Al massimo potrete fare i fighi con gli amici sbattendo nel loro muso lo zainetto di Ellie o il costume di Nathan Drake ispirato al terzo capitolo di Uncharted: due add-on che in un mondo ideale si commenterebbero da soli, ma se c’è gente che spende 10€ per un cappello da cowboy e degli stivali da drag queen, beh, non penso serva aggiungere altro.

PUBG PlayerUnknown's Battlegrounds PS4
La realtà dei fatti è che gran parte dell’appeal di PUBG deriva proprio dall’editor del personaggio, che potrà essere customizzato (di norma, trasformato in un tamarro che manco a Rimini a Ferragosto) in termini meramente estetici usando le due valute di gioco: i G Coins, per i quali dovreste sganciare luccicanti soldoni, e BP (Battle Points), ottenuti portando a casa qualche buon risultato. Nota positiva, per la maggior parte delle spese verranno utilizzati i secondi, rendendo di fatto le microtransazioni meno succhia-sangue di quanto si veda normalmente nella concorrenza. Editor, Store e amenità collegate restano invariate su PS4, con un menu ridotto all’osso perfettamente funzionale per l’utente medio che ama i Battle Royale.

I cazzi amari per questa versione PS4 di PUBG arrivano quando si parla di tecnologia: al netto di un impianto sonoro direzionale davvero (e lo ribadiamo, davvero) della Madonna, che se non ve lo giocate in Dolby manco voi sapete cosa vi perdete, è il comparto grafico a lasciar leggermente più interdetti. PUBG cerca – inutilmente – di viaggiare a 30 frame al secondo, con cali drammaturgichi quando la situazione diventa vagamente frenetica. Siamo di fronte ad un’ottimizzazione generale che, così a spanne, pare essere opera di una joint venture tra Paperoga e i bambini dello Zecchino d’Oro, con uno stuttering fastidioso come una visita alla prostata, texture che poppano all’inverosimile e un livello generale di dettaglio che vabbè, la PlayStation 3 me la ricordavo più cicciotta. La lista delle magagne sarebbe ancor più lunga – illuminazione a tratti scazzata, modelli che sembrano tagliati con l’accetta tanto sono spigolosi etc, ma elencarle tutte quante sarebbe un po’ come sparare ad uno che caga. Quindi per stavolta no, il resto ve lo risparmiamo: anche perché prima ci siam scordati di segnalare che il piazzamento del loot funziona egregiamente alla cazzo, quindi inutile accanirsi ulteriormente.

E QUINDI…

L’avrete capito, tra noi e PUBG non è che corra tutto sto gran buon sangue. Sarà perché chi vi scrive si ubriaca se per sbaglio non muore nell’arco di tre minuti, sarà perché non riusciamo minimamente a capire tutto l’hype che aleggia attorno a sta genia maledetta di giochi, nemmeno l’arrivo su PS4 è riuscito a farci cambiare idea sulla gallina dalle uova d’oro di PUBG Corporation. Che, per carità, funziona nell’ecosistema Sony esattamente alla stessa maniera di quanto visto, da un anno a sta parte, in quello della concorrenza: pubblico in visibilio, gente che apre quattro mutui per comprarsi un paio di skin, server pieni manco fosse la Fiera del Porno con ingresso libero. Se i Battle Royale sono il vostro pane e siete alla ricerca di una valida alternativa di quell’altra minchiata di Fortnite, PlayerUnknown’s Battlegrounds è sicuramente un buon candidato. Ci incontrerete tantissimi virgulti che ascoltano trap, portano i risvoltini e ignorano bellamente l’esistenza del congiuntivo: ma vista la quantità di grano che gira lì attorno, tocca mettersi l’anima in pace…

PlayerUnknown's Battlegrounds: se odio PUBG un motivo c'è...
Siccome PC, Xbox One e Mobile non erano abbastanza, PlayerUnknown's Battlegrounds arriva festoso anche su PS4. Con un porting che non aggiunge una cippa di minchia rispetto a quanto visto sino ad oggi, se non na sfilza di magagne tecnologiche che avremmo sperato venissero corrette. Ma si sa, il giocatore medio di Battle Royale non si ferma certo di fronte a queste cosucce...
Funge anche su PS4?7.5
L'hanno fatto bene sto porting, vero?5.5
Almeno l'audio è buono?9
Posso mandare a fanculo Fortnite?6.5
PRO
  • Dai, un retrogusto tattico ce l'ha.
  • L'online funziona come dio comanda, senza lag o minchiate.
  • A qualsiasi orario entriate in partita, altri 99 stronzi come voi li trovate.
CONTRO
  • È PUBG....?
  • La parola "ottimizzato" suona come una presa per il culo.
  • Non c'è mezzo contenuto nuovo rispetto a quanto visto da un anno.
6.5TOTALE

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