From Software, almeno un paio di volte nella vita, l’abbiamo mandata affanculo un po’ tutti. From Software è viva e vegeta da tipo trent’anni, ma nell’ultimo decennio è riuscita a beccarsi così tanti insulti da così tante persone che, se Miyazaki fosse pagato con le bestemmie degli utenti, probabilmente avrebbe smesso di lavorare da un paio d’anni. From Software, che vi piaccia o no, con Dark Souls (e figli vari) ha rivoluzionato il mondo del videogioco, portando il concetto di sfida all’esasperazione e gettando le basi di un genere, oggigiorno, emulato in tutte le salse. A questo punto, la domanda è lecita: cosa cazzo c’azzecca From Software con un walking simulator in realtà virtuale, chiamato va-a-capire-perché Déraciné? Benvenuti, ce lo stiamo chiedendo anche noi da un paio di giorni…

Déraciné è un termine francese che, letteralmente, significa strappato, costretto a vivere lontano da un luogo familiare e, per questo, incapace di inserirsi nel nuovo ambiente. Esattamente quello che succede a me ogni lunedì mattina una volta raggiunto l’ufficio, quando ci metto mezz’ora a capire dove cazzo sono e vorrei rinchiudermi a piangere in bagno. Fortunatamente, il concetto di From Software è decisamente più delicato e malinconico di quello appena espresso, anche se, Move alle mani, il risultato è meno poetico del previsto. Non un lunedì mattina, ok, ma un mercoledì pomeriggio sommerso dal lavoro può render l’idea…

Déraciné Deracine PS VR From Software

Che Déraciné sia qualcosa del tutto inedito per il prolifico studio giapponese beh, dovreste accorgervene già dalla schermata d’apertura. Niente scheletri stronzi o creature che ci one-shottano con un semplice sguardo: al contrario, saremo proprio noi ad indossare i panni di uno spirito effimero, capace di controllare a proprio piacimento (beh, più o meno) il tempo e, con la sola imposizione dei Move, di dare la vita ad opportuni elementi di scena grazie al potere dei nostri anelli magici. Detta così può sembrare un incrocio tra Ghost e l’incantevole Creamy, ma il telaio ordito da From Software qualche spunto interessante lo riserva davvero: nella fattispecie, il nostro silenzioso ectoplasma dovrà aiutare sei giovani allievi di un istituto ridente quanto un cantiere di periferia abbandonato, intriso di una malinconia da farvi calare drasticamente la voglia di vivere. Non saremo certo noi a dirvi quali sono le missioni che vi attendono, lasciandovele scoprire in un viaggio delicato – forse pure troppo – dalle convincenti tinte seppia…

Ah, ce lo stavamo per dimenticare. Déraciné funziona esclusivamente con due Move stretti tra le mani – una precisazione non da poco, vista la non compatibilità col Dualshock di PS4. Il supporto ai gelati di casa PlayStation porta con sé scelte di design obbligate, prima su tutte la necessità di muoversi “a teleport” o sfruttare il cosiddetto stutter-turn per le rotazioni della telecamera. Pur trattandosi di una scelta che riduce la motion sickness ai minimi storici per la VR di casa Sony, dall’altro lato (almeno per chi vi scrive) muoversi a scatti o teletrasportarsi da un punto (fisso, sia chiaro) all’altro dello schermo, in un contesto poetico e delicato come quello di Déraciné, è come cantare Hallelujah di Jeff Buckley scorreggiando con le ascelle per tenere il tempo. Funziona eh, ma se non vi fa calare almeno un po’ la poesia siete delle persone terribili.

Déraciné Deracine PS VR From Software

Déraciné, sul fronte gameplay, è un mix tra un walking simulator e un “puzzle game” ingentilito: da un lato perché la difficoltà generale entro cui oscillano gli enigmi è di poco superiore a quella della tabellina del cinque, dall’altro perché gli oggetti con cui interagire sono pochissimi ed evidenziati in un modo così marcato che, per non vederli, l’unica cosa da fare è spegnere il televisore. Mettici la malinconia, mettici quella patina seppiosa che tanto sa di ricordo sbiadito, parlare di ritmo in Déraciné ha senso fino ad un certo punto: tutto va ragionevolmente a rilento, con un mood compassato pervaso da un senso di tristezza (con una gustosa virata weird nelle parti finali del gioco) che ok, al giocatore medio difficilmente solleticherà gli istinti più selvaggi. L’esplorazione tuttavia funziona in modo egregio – al netto dei limiti del sistema di controllo, come dicevamo un paio di righe fa: le stanze sarebbero dettagliate e piene di oggetti, ma l’interazione è così limitata da lasciare un retrogusto di polvere in bocca una volta concluse le sei ore di playthrough. Il finale scalciante tira un po’ su l’emozione, quello sì, ma da qui alla proverbiale mascella al suolo passa ancora l’abisso.

Il che è un po’ un peccato: narrativamente Déraciné un po’ di perché ce l’ha, e sta cazzo di abitudine di From Software di raccontare storie a spizzichi e bocconi, in un contesto come quello in esame, ha un fascino mica da ridere. A questo va aggiunta pure un’ottima caratterizzazione dei personaggi – che avrebbero potuto essere realizzati spendendoci dieci euro ciascuno in più ma ok, nell’ambientazione complessiva non stonano troppo. Anche da un punto di vista tecnico siamo tranquillamente sopra la sufficienza, con degli scenari affascinanti e a tratti evocativi e, cosa più importante, una colonna sonora davvero ottima. Manca un po’ di mordente, insomma, un qualcosina che dopo le prime tre ore di gioco non ci spinga ad afflosciarci sul divano e a svegliarci per cena: diciamo pure che manca un po’ di quel pepe al culo che, per definizione, condisce ogni titolo From Software.

E QUINDI…

Déraciné, considerando quanto poco c’azzecca con le cose a cui From Software c’ha abituato, proprio così male non è. Certo, pensare che Miyazaki ha realizzato un titolo dove non si schiatta per nulla e anzi, è basato su puzzle da terza/quarta elementare massimo è uno di quei mind blown a cui stenteresti a credere: eppur questa è la storia di Déraciné, un walking simulator dalle tinte seppia che, un po’ a fatica, cerca di farci scendere quella mezza lacrimuccia malinconia. Un’avventura VR realizzata in un modo tecnologicamente convincente e con una storiella che dai, il proprio lo fa: ma se il doppiaggio italiano è migliore del previsto e l’atmosfera è evocativa quanto basta, a sto giro s’inciampa proprio sul gameplay, troppo lineare e privo di acuti memorabili per le circa sei ore richieste a raggiungere i credits. Sarà per la prossima volta, From Software: ma come prima gita nel mondo della VR, con un walking simulator a base di Move, poteva andare decisamente peggio…

Déraciné è il Dark Souls dei Walking Simulator, ma forse anche no
From Software stupisce tutti e, sfanculando bellamente Anor Londo, ci regala un walking simulator dalle tinte malinconiche e, almeno sulla carta, dalla lacrima facile. La realtà è che la lacrima scende per altri motivi: ma vabbè, per stavolta si promuove con riserva...
Narrazione6.5
Seppia is the new Black7.5
Gameplay Fantasmagorico6
Ce gustano From Software e la VR?7
PRO
  • Atmosfera evocativa e seppiosamente gustosa...
  • Personaggi ben caratterizzati...
  • Narrazione con un potenziale discreto
CONTRO
  • .. ma regà, dopo un po' è na palla...
  • Non ci sarà sickness, ma il teleport è la merda...
  • Gameplay un pelino troppo superficiale..
6.5TOTALE

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