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I titoli ispirati a Cthulhu, almeno a memoria mia, si contano sulle dita di una mano. Alcuni sono fantasmagoriche cagate al limite dell’aberrante; altri – come Dark Corners of the Earth – sono invece cagate un po’ meno aberranti con idee curiose, ma poca ciccia al contorno. Ciccia che, considerando quanto ha scritto quel folle di Lovecraft, difficilmente dovrebbe mancare all’interno di un gioco che ruota attorno al mito di R’lyeh, ma vabbè, nessuno è perfetto. Nemmeno Call of Cthulhu di Cyanide Studio è perfetto, nonostante l’hype enciclopedico che quei maledetti di Focus, dal giorno dell’annuncio, avevano generato. Non che ci aspettassimo l’equivalente con le baguette di Naughty Dog, per carità, ma vuoi per la passione che lega chi vi scrive all’intramontabile Ciclo, vuoi per alcune sequenze particolarmente gustose rilasciante nei primi mesi post annuncio che ve devo dire, io un po’ ci credevo. E già mi vedevo pazzo scatenato a morire malissimo nella città dormiente sotto l’oceano.

Dopo aver trascorso una ventina d’ore in compagnia di Edward Pierce in questo lugubre viaggio verso il germe della pazzia, beh, l’unica cosa davvero dormiente era il sottoscritto mentre stringeva il pad tra le mani. Non che Call of Cthulhu sia uno di quei giochi da utilizzare in alternativa alle prugne, grazie a Dio: peccato che dietro un’atmosfera che profuma di pagine stantie in modo abbastanza convincente non ci sia molto altro. Anzi, a voler far la proverbiale punta al cazzo c’è ragionevolmente pochino, sia in termini di gameplay che di mera tecnologia. Ma sedetevi comodi, che tanto Cthulhu non ha fretta – e non sarà manco questa la volta in cui il nostro amatissimo mostro verrà svegliato dal proprio torpore.

Call of CthulhuCall of Cthulhu è un RPG occidentale decisamente vecchia scuola, con una forte componente esplorativa (su cui si basa grossomodo l’intero playthrough) e una, specie nella seconda metà del gioco, che fa l’occhiolino allo stealth in salsa horror. Mettiamo subito in chiaro che, per quanto bruttine siano le creature che incontreremo, siamo lontani svariati anni luce dai fasti di Alien Isolation o Outlast: pertanto uno, l’IA nemica è inferiore di quella del vostro criceto mentre corre sulla ruota, e due, se ve la farete sotto anche solo per dieci minuti siete ufficialmente delle mezze pippe. Inutile dirvi che già questo è un auto calcio sulle palle di proporzioni bibliche, considerando le potenzialità della mitologica Lovecraftiana sia in termini di sceneggiatura – che, nel complesso, il suo mestiere lo fa egregiamente, sia in termini di mero gameplay.

Sceneggiatura che, giusto per sprecar due righe, ci mette nei panni di Edward Pierce, detective alcolizzato a cui di norma si rivolgono i casi umani peggiori e, come sfiga vuole, coinvolto in un caso che puzza di inculata lontano un paio di chilometri. Tutto ruota attorno alla disastrosa morte di una tal pittrice, ritenuta da molti pazza come un cavallo, e della di lei famiglia (marito e figlioletto) in un misterioso incendio domestico avvenuto in un’isola sperduta in culo ai lupi – dove la faccia più amichevole farebbe impallidire persino Jack lo Squartatore. Pronti via, saccoccia in spalla ed eccoci nella ridente isolotta di Darkwater (già il nome dovrebbe dirci qualcosa, ma noi siamo stronzi e non ci facciamo spaventar da nulla), a cercar di far luce su un mistero al cui riguardo persino i piccioni solleverebbero un bel “Ma farti i cazzi tuoi no?”. Ovviamente no, che domande, e da quello che pare un semplice quadro di una artista svalvolata si apre rapidamente un universo fatto di creature mostruose, ferventi membri di un culto millenario, idoli dormienti nelle profondità marine e dozzilioni di litri di sangue. Qualcosa in grado di mandarci fuori di testa, come vedremo a breve: una figata sulla carta, ma al posto vostro aspetteremmo due secondi ad imbarcarci

Call of Cthulhu

Le meccaniche di Call of Cthulhu sono estremamente intuitive. C’è un simpatico skill tree che governa le abilità di Pierce (Investigazione, Eloquenza, Forza e un altro paio di minchiate) gestito con gli immancabili Skill Point recuperati nelle missioni: due di queste, Medicina e Occulto, andranno un po’ per i cazzi propri richiedendo – in luogo dei point – di recuperare appositi tomi o oggetti affini in giro per gli scenari. Maggiore sarà l’esperienza in ciascuno di questi, maggiori saranno le possibilità di Pierce nel corso delle investigazioni in quel di Darkwater: banalmente, un’eloquenza elevata gli permetterà di estorcere più informazioni (sbloccando opportuni dialoghi), così come una maggior conoscenza della medicina lo aiuterà a recuperare qualche indizio succulento nella scena del crimine. Discorso ancora una volta diverso per l’esoterismo, laddove entrare in contatto troppo spesso col mondo dell’occulto finirà per accorciare la nostra strada verso il manicomio – complicando non poco non solo le indagini, ma anche le possibilità di sopravvivenza.

Il meccanismo di Call of Cthulhu, in sé, starebbe anche in piedi: a mandar tutto in vacca ci pensa una ripetitività dello schema di gioco che, superate le prime due ore, diventa evidente anche al buio. Gran parte delle attività richieste per progredire sono fatte con lo stampino, obbligandoci a raggiungere lo stronzo di turno, a indagare ricreando la scena del crimine in un modo che Batman levate, a rimbalzare da una parte all’altra sino a quando qualcosa va storto e subentra la parte stealth/horror – che, lo ribadiamo una seconda volta, è di una linearità svilente. L’atmosfera riesce a compensare almeno in parte le carenze del titolo, che nota a margine vanta pure un comparto tecnologico che, a tratti, è più agghiacciante dei mostri di Lovecraft, ma ricreare un universo Lovecraftiano con un gameplay palloso alla morte, non so voi, ma a me i cosiddetti un po’ li fa girare. Non una bocciatura completa, è bene chiarirlo, ma se consideriamo Call of Cthulhu al netto delle aspettative, l’unica giustificazione per definirlo “Il miglior gioco ispirato a Cthulhu di sempre” (oltre ad essere dei bravi paraculi) è che la concorrenza, credeteci, è persino peggiore. Di certo, gli amanti del Maestro di Providence riusciranno a chiudere ambo gli occhi, lasciandosi ammaliare dalla follia di una delle figure più amate del terrore: ma di quell’orrore, qui dentro, troverete a malapena l’ombra…

E QUINDI…

L’amore a prima vista, nei videogiochi, ogni tanto ci indovina. Nel caso di Call of Cthulhu manco per il cazzo, ed è un grosso peccato. Che il titolo di Cyanide Studio offra spunti interessanti per gli amanti della letteratura di Lovecraft è un dato di fatto, e tra citazioni, atmosfera e altri richiami al Ciclo c’è abbastanza materiale per un’erezione prolungata d’un paio di settimane. Peccato che tutto si possa dire tranne questo quando si parla di gameplay, un po’ troppo old school da un lato (fosse questo il problema eh) e, dall’altro, dannatamente ripetitivo – per non dire palloso – e privo di acuti interessanti anche nelle fasi più horror. Fasi horror che non spaventano manco per la cippa, tenetelo bene a mente, se non in un paio di passaggi che tuttavia vengono telefonati almeno 10 minuti prima mandando a mignotte ogni possibile balzo sulla sedia. Call of Cthulhu, insomma, è un titolo discreto, con tante buone intenzioni ma pochi assi nella propria manica: una bella storia, quello sì, incorniciata in un set di meccaniche che si esauriscono rapidamente. Caro Cthulhu, verrà il giorno in cui finalmente ci incontreremo davvero: peccato che quel giorno non sia oggi.

Call of Cthulhu, pensavo fosse amore e invece era un Nyarlathotep...
R'lyeh è ancora bella lontana, ma Call of Cthulhu ce mette del proprio per portare a casa la mostruosa pagnotta. Ne esce un titolo dall'atmosfera ispirata, con un gameplay che oscilla dal palloso al preoccupante e un comparto grafico che ok, possiamo pure definire horror senza far incazzare nessuno. Che poi sticazzi, se amate Lovecraft alla follia tanto poi lo giocherete lo stesso...
Profumo di R'lyeh?7.5
Quant'è soddisfatto l'amante medio di Lovecraft?7
Cthulhu, she wrote... (Ossia gameplay)6
Un orrore bello da vedere?6
PRO
  • Vabbè, è Cthulhu, se vince facile..
  • L'atmosfera è abbastanza quella giusta.
  • Alcuni passaggi sono interessanti...
CONTRO
  • ...ma (molti) altri sono un gran bel palo in culo!
  • Graficamente fa più paura di Cthulhu, e non è un bene.
  • Anche le aspettative mie attendono sognando...
6.5TOTALE

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