Per amare alla follia Dark Souls ci sono fondamentalmente due motivi: o amate le sfide al limite dell’impossibile, o più probabilmente siete dei disadattati senza vita sociale che godono nell’autoinfliggersi punizioni da manuale del perfetto masochista. Dovessimo basarci sullo stereotipo medio del videogiocatore ok, la risposta corretta la sapete anche voi: ma è tuttavia innegabile, visto il successo allucinante raggiunto da From Software nell’ultima decade scarsa, che dietro al fenomeno Dark Souls ci sia molta più ciccia di quanto i miliardi di bestemmie urlate verso i piani alti lascino intendere. Un successo che va ben oltre una grafica ragionevolmente di merda, delle animazioni da far venire la gengivite e un paio d’altri tecnicismi che i più rompiballe noteranno sicuramente.

Eppure, Dark Souls funziona. Funziona come un orologio svizzero eh, forte della filosofia del “muori, muori, e muori ancora una volta, che tanto poi qualcosa impari“: la metafora del perfezionamento, della sfida contro i propri limiti ancor prima che contro quelle creature merdosissime che di noi fan polpette in un sol colpo. Al netto di tutte ste pippe filosofiche, c’è da dire una cosa: l’arrivo di Dark Souls: Remastered su Switch era atteso da un botto di gente già da parecchio tempo. Esattamente gli stessi stronzi che, dopo averlo finito su ogni piattaforma, non vedevano l’ora di cimentarsi nella battaglia delle battaglie anche nella meravigliosa modalità portatile di Nintendo. E non so cosa ne pensino lor signori, ma chi vi scrive se n’è pentito dopo nemmeno un’ora di playthrough. E non perché il titolo in esame non meriti, sia chiaro: semplicemente, certe volte la curiosità è meglio infilarsela dove non batte il sole.

dark souls remastered switch

No ma tanto è il primo boss, cosa vuoi che sia…

Trattandosi di un porting illustre di un titolo che conosce anche il vostro canarino, nell’abominevole recensione odierna ci limiteremo ad analizzare gli aspetti più tecnologici di questa Dark Souls: Remastered, senza soffermarci troppo su meccaniche di gioco e gameplay – che grazie al cazzo, sono una figata fuori scala oggi come allora. Partiamo subito con gli schiaffoni, visto e considerato che – come ampiamente prevedibile – quella per Switch rappresenta indubbiamente l’edizione più debole di questa Remastered. Certo, fare un confronto con le versioni PS4 e Xbox One è un po’ come paragonare Eva Henger a Marisa Laurito, seppur anche la piccolina di casa Nintendo, negli ultimi mesi, ci abbia abituato a cosucce tutto tranne che aberranti (basti guardare, ad esempio, l’ultimo Wolfenstein). Graficamente, Dark Souls su Switch ricorda molto più le versioni della passata generazione, con un livello di dettaglio che si assesta su una dignitosa sufficienza – nonostante alcune texture che danzano tra “bruttine” e “maledizione di Tutankhamon” – e una pulizia a video che dai, possiamo definire tranquillamente “simpatica” o “bella dentro”.

Dark Souls: Remastered scivola a 720p (sia in modalità docked che portatile) a 30 frame al secondo in modo abbastanza continuo, al netto di un paio di cali di frame rate su cui potremmo anche soprassedere, specie nelle sessioni in modalità portatile. Non fosse che capitano spesso in concomitanza delle boss fight, e se già dovrete bestemmiare come aborigeni per non sacrificare intere mezzore di selvaggio grind, pensate un po’ cosa può significare lisciare una parry perché il gioco ha scattato… Anche i modelli, per quanto evocativi, soffrono un po’ il peso dei propri anni: la situazione è decisamente più bella di sette anni or sono, questo è chiaro, ma se siete del partito “anche l’occhio vuole la sua parte”, di motivi per storcere il naso ne troverete forse sin troppi. Ma poi, siate onesti: sareste davvero così cazzoni da giudicare Dark Souls dalla sua grafica?

dark souls remastered switch

Praise un po’ anche stocazzo …

Il motivo è abbastanza evidente: che lo giochiate su Switch, su PC, sull’attuale o passata generazione di Sony/Microsoft o persino sul display del vostro microonde, Dark Souls rappresenta il non plus ultra del level design. Un qualcosa che vabbè, manco vi stiamo a raccontare tanto è magistrale: un dedalo di cunicoli, scorciatoie, architetture gotiche che si incastrano come in un puzzle dove è inevitabile perdersi o, piuttosto, dove finirete statisticamente per incrociare un pezzo di merda overpowered che manderà al creatore voi e il bottino di anime che avevate raccolto – e addio avanzamento di livello, almeno sino alla prossima run. Questo per dire che ok, tecnologicamente siamo di fronte ad una conversione forse un po’ pigra (per non dire un pochino del cazzo, almeno in termini grafici), ma il valore assoluto del gioco non si tocca. Anche quando l’audio, compresso all’inverosimile per mantenere il pacchetto entro dimensioni ragionevoli, gracchia e scurreggia in modi alle volte imbarazzanti.

Finiamo in bellezza questa chiacchiera allegra di Dark Souls: Remastered su Switch parlando di uno degli aspetti indubbiamente più interessanti: come si gioca sta tortura digitale in modalità portatile. Lo ammetto, da un lato poter trottare lungo le strade di Anor Londo seduti comodamente sulla tazza è una di quelle esperienze che, al netto di una condanna sempiterna al girone degli eretici, merita d’esser provata almeno una volta – anche perché, se ve la fate sotto nel mezzo dell’ennesima boss fight, sarete inevitabilmente seduti al posto più indicato. Per quanto figa sia questa modalità, tuttavia, la difficoltà sadica del gioco poco si presta ad una soluzione di questo tipo: l’oscurità che permea gran parte delle sezioni del gioco va poco d’accordo con la diagonale ridotta di Switch, così come i Joycon – che vibrano come dannati, mortacci loro – difficilmente godono della stessa precisione di un Pro Controller stretto tra le mani. Diciamo che per esplorare, combattere, spaccare altrui culi senza rimetterci il proprio e avanzare di livello in modo certosino la concentrazione è tutto: e, almeno chi vi scrive, difficilmente ritiene il sedile della metro il posto ideale per riuscirci. Poi oh, io son na pippa famelica con Dark Souls e mannaggia a me quando ho deciso di avventurarmi nuovamente in questo delirio: che probabilmente non finirò dignitosamente prima dell’arrivo di Switch 2, ma tutto sommato mi pareva brutto non insultare la mamma di Miyazaki ancora una volta.

E QUINDI…

Ed eccoci di fronte alla consueta batosta finale, quando si tratta di sputare un voto sul porting di un fottuto capolavoro. Da un lato abbiamo un titolo seminale e senza tempo, che solo per le maledizioni lanciate nel suo nome s’è guadagnato la gloria eterna nell’Olimpo del videogioco. Dall’altro, abbiamo un porting soltanto sufficiente (e credeteci, gli occhi a tratti li abbiamo chiusi entrambi), che nonostante l’hype stellare che ne ha accompagnato l’uscita si dimostra poco più di un compitino senza infamia ne lode. Persino l’Amiibo dedicato a questa edizione serve a poco più di un cazzo: non che auspicassimo magie da sfascia-mascella eh, ma dal piccolo prodigio di casa Nintendo ci saremmo aspettati qualcosina di più, specie per una IP di questo calibro. Per non saper ne leggere ne scrivere facciamo una media e boom, ecco spiegato il titolo in calce. Che poi lo sappiamo tutti, chiunque ami Dark Souls si ritroverà chino a crivellare i Santi pure sullo schermo di Switch: che tanto all’inferno c’è sempre posto, e ora anche Nintendo ha il proprio lasciapassare.

Dark Souls: Remastered, non sono io la schiappa ma è lui che è stronzo...
Tecnologicamente parlando...6.5
Ereticamente parlando...9
Ma quanto è figo Dark Souls?9
E il tocco di Nintendo?7
Te lo giocheresti in modalità portatile?7
PRO
  • Cazzo dai, è Dark Souls!
  • Level Design fuori dalla grazia di Dio
  • Difficile, punitivo, sadico, stronzo... Ah, l'amour!
CONTRO
  • Come porting, lascia un pochino a desiderare su Switch
  • Audio compresso all'inverosimile..
  • Tecnologicamente solo sufficiente, e in portatile si vede eccome...
7.7TOTALE

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