Magari vi farà sorridere, ma se penso al gioco che più m’ha fatto godere in VR, ad oggi, molto probabilmente vi direi Moss. Non che Resident Evil VII m’abbia fatto schifo (anzi, è na figata assurda) o che Rez non m’abbia intrippato a sufficienza: ma mettici l’atmosfera, mettici il personaggio puccioso, l’avventura di Quill è che quella che, visore incastrato in testa, m’ha regalato le migliori godurie. Per quanto la VR abbia trottato negli ultimi mesi, non si era ancora visto quel cazzo di titolo in grado di farmi pensare: “Sai che ti dico? Sto caschetto costa un polmone, ma per sto gioco me ne comprerei pure due“. Poi un giorno ti ritrovi tra le mani ASTRO BOT Rescue Mission e niente, ad averlo scambiato per un giochino da bambini finisce che ti senti pure un po’ più stronzo del solito.

Chiunque abbia trascorso un paio d’ore in compagnia di Playroom VR, il set di minigiochi VR che ha accompagnato il lancio di PSVR, non faticherà a riconoscere il protagonista di questo platform che, senza tanti giri di parole, si configura come la fottuta esclusiva migliore mai vista su PS4 dal lancio ad oggi. Un giochino a piattaforme semplice di quelli che avete visto un gazzilione di volte ma che, per qualche assurda ragione, funziona che è una meraviglia. E regala un significato del tutto nuovo al concetto di realtà virtuale.

ASTRO BOT Rescue Mission

ASTRO BOT Rescue Mission ci mette nei panni del clone di Eve secondo PlayStation, in un’avventura organizzata su una mezza dozzina di pianeti (ciascuno composto da quattro livelli uber fighi più annessa boss fight) alla ricerca dei membri del nostro equipaggio – sparpagliati nei vari angoli dell’universo da un gruppetto di poco simpatici gaglioffi stellari. La storia, in sé e per sé, non aggiunge molto altro a quanto detto: anzi, diciamocelo pure chiaramente, della storia ve ne fregherà poco più di una beneamata fava già dopo i primissimi livelli, quando la caccia ai nostri sventurati compari diventerà l’unico vostro obiettivo di vita.

In termini di meccaniche siamo di fronte ad un platform a tre dimensioni, con una forte componente verticale nel proprio level design e zeppo di segreti, aree nascoste e percorsi alternativi. Cosa dannatamente stronza ma, allo stesso tempo, incredibilmente figa, è la necessità di “muoversi” per aver sempre una chiara visione di quello che ci circonda: questo perché, da un alto, non mancheranno le occasioni in cui il nostro robottino sia impelagato in un ostacolo alle nostre spalle, sia perché sarà la natura stessa del livello (figlia di un level design magistrale) ad obbligare a girarsi, alzarsi o a fare un po’ di ginnastica a corpo libero. Anche perché, parliamoci chiaro, se volete trovare tutti quei fottuti robottini (e pure i camaleonti, utili a sbloccare delle sfide speciali in un apposito satellite) dovrete spremere le meningi e dire addio ad un paio di diottrie.

Figata nella figata, Astro non sarà l’unico a lavorare in questa roboante avventura. Come visto in Moss, anche il giocatore (nei panni di un robot obeso che si trascina manco andasse a risparmio energetico) avrà il proprio bel da fare, pigliando a craniate opportuni elementi di gioco – pareti, amenità strane che penzolano e via dicendo – oppure agendo sul touchpad di Dualshock per scagliare un rampino o, più in là, un fastidioso getto d’acqua. Che no, non ammazzerà i vostri nemici, ma l’altrui rottura di palle è garantita.

ASTRO BOT Rescue Mission

Al netto delle meccaniche, che difficilmente richiederanno più di 10 minuti per essere digerite anche dal vostro pesce rosso, a lasciare letteralmente senza mascelle è la realizzazione tecnologica di ASTRO BOT Rescue Mission – e, cosa ancor più figa, il contributo della Realtà Virtuale nel gameplay. Premesso che siamo di fronte ad un gioiellino grafico, con location varie ed estremamente ispirate che spaziano da città in costruzione, grotte o persino paesaggi sottomarini, è impossibile non restare di sasso una volta “dentro” questi mondi variopinti. La VR permette di assaporare al meglio ogni singolo dettaglio, facendoci calibrare salti diabolici su piattaforme millimetriche o regalando un senso di vertigine – e ve lo dice uno che a fatica riesce a stare più di cinque minuti su un terrazzino senza sbiancare – che mette il giusto pepe tra le chiappe quando, ad esempio, ci si avventura nelle sfide a tempo.

Da qualsiasi parte lo si guardi, ASTRO BOT Rescue Mission sprizza colori, entusiasmo e allegria – il che, detto da noi, pare davvero incredibile. Il robottino che andremo a comandare è un mix di pucciosità e simpatia che metà basta (specie quando si spiattellerà su nostro visore, con tanto di sorriso timido e occhioni patatosi), i nemici che dovremo scazzottare sono uno più esilarante dell’altro e pure i boss, al limite del capolavoro in termini di realizzazione, sono un qualcosa che spazia dall’esilarante al tragicomico. Eliminare un King Kong robotico strappandogli i denti, in effetti, dovrebbe già dare un’idea abbastanza definita. Metteteci pure una colonna sonora abbastanza cazzeggiona e qualche piccola chicca che non vi stiamo a spoilerare per ovvi motivo e capirete perché le 5/6 ore richieste per completare il titolo di Japan Studio dovrebbero essere rese obbligatorie più dell’istruzione elementare. Che poi sia chiaro, se puntate al platino, in bocca al lupo: vi aspetta parecchio tempo col visore incastrato sul vostro naso…

E QUINDI…

E quindi c’è davvero poco da dire, se non che ASTRO BOT: Rescue Mission è una di quelle figate assurde che, da possessori di PSVR, non dovreste lasciarvi scappare nemmeno sotto tortura. Divertente, privo anche della sola ombra di Motion Sickness, accessibile e giocabile da chiunque, quello di Japan Studio è il titolo col più alto coefficiente di WOW che si sia visto dal lancio del visore Sony. Non fate la cazzata di bollarlo come un giocattolino per bambini paciocconi: dietro ad Astro e alla sua mirabolante avventura di salvataggio c’è tutto quello che serve sì per tornar bambini, ma anche per farvi sganciare qualche sonora bestemmia quando, dopo aver analizzato ogni centimetro quadro del livello, vi sarete persi quale stronzo-bot per strada. Mollate tutto, indossate il visore e iniziate le danze: sto giro, davvero, ne vale fottutamente la pena.

ASTRO BOT Rescue Mission, virtuale ma con due palle così...
GIOCABILITA'8.5
La VR spacca, vero?9
Longevità (per un gioco VR eh!)8.5
Quant'è bello da vedere?9
PRO
  • Bellissimo da vedere, divertentissimo da giocar
  • La Realtà Virtuale di Astro è una fottuta figata..
  • Longevo e privo di Sickness - mecojoni!
CONTRO
  • Magari non proprio difficilissimo...
  • Se non amate i platform, siete comunque delle brutte persone.
9TOTALE

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