Per quelli della mia generazione, Kenshiro – o, più in generale, tutto l’universo di Fist of the North Star – è più di un semplice “cartone animato”. Una religione, piuttosto, uno stile di vita, un breviario di filosofia da cui attingere nella vita di tutti i giorni. Che poi certo, sarebbe fantastico premere uno tsubo del tuo capo rompicoglioni e guardarlo mentre esplode con una mezza erezione, ma vabbè, questa è un’altra storia. Questa inutile introduzione serve fondamentalmente a dirvi una cosa semplice: ogniqualvolta esca un gioco di Kenshiro, chi vi scrive vive un mix di sentimenti contrastanti che vanno dall’euforico “ommioddio sì godo, cazzo!” alla paura più incontrollata. Perché, lo sapete meglio di noi, per trovare un gioco figo di Fist of the North Star non serve un lanternino: serve un fottuto miracolo.

La storia videoludica di Fist of the North Star è un’Orsa Maggiore di puttanate, abomini e schifezze partorite da braccia rubate all’agricoltura al Polo Sud: dai primissimi episodi a quattro bit e mezzo a quelli più recenti, tra cui il vomitevole musou uscito un paio d’anni or sono, sperare di indossare i panni di Kenshiro in un’avventura memorabile era un evento equiprobabile all’andare a zoccole in cerca di coccole. Questo, almeno nelle nostre speranze, fino a qualche mese fa, quando l’annuncio di Fist of the North: Star Lost Paradise ha riaperto le nostre sanguinolenti sette cicatrici sul petto. SEGA, Kenshiro, un open world pieno di cose da fare e non tutti, ma buona parte dei personaggi più iconici della saga di Buronson e Tetsuo Hara: cosa cazzo avremmo potuto pretendere, più di questo? Ve lo diciamo noi: che il gioco fosse una dannata figata. E per rovinarvi subito la sorpresa, non è questo il caso di Fist of the North Star: Lost Paradise: che nel complesso così male non è. Anzi, è forse quanto di meglio prodotto nel nome della divina scuola di Hokuto eh: ma da qui a gridare il miracolo, ahinoi, ci sono troppi punti di pressione tra le palle.

kenshiro - fist of the north star lost paradise

Dietro di te, una scimmia a tre teste!

Fist of the North Star: Lost Paradise è un action open world in terza persona, con una minima spruzzatina di gioco di ruolo e un puttanaio di attività secondarie a corollario della narrazione principale – che qualche licenza dalla storia di Kenshiro se la prende senza troppi problemi, ma nel complesso fa il suo porco mestiere. Volendo essere leggermente più stronzi, prendete paro paro uno dei primi Yakuza, reskinnate personaggi e scenari et voilà: ecco ottenuto il nuovo gioco di Ken. Non che sia un male, per carità di Dio, ma al netto di un gameplay derivativo di cui vi raccontiamo qualcosina a breve, le stronzate non mancano affatto. Già, stiamo parlando dei numerosi (e disgustosi, che fa anche rima) minigiochi facoltativi che troveremo qua e là nella città dei Miracoli: a me va bene tutto eh, ma vedere Ken che gioca al Casinò o, peggio ancora, osservarlo in giacca e cravatta mentre prepara cocktail che Tom Cruise vattelo a pijà là dietro, non so a voi, ma a me m’ammoscia ogni aura combattiva.

Vabbè, facciamo finta che non esistano e passiamo otre. Che il titolo sia un po’ rigidino è evidente sin da subito: basta osservare le animazioni del nostro glorioso protagonista, che per metà del tempo corre come se avesse una scopa infilata nel culo per poi mostrare il meglio di sé quando sale le scale. Leggermente meglio i combattimenti, anche se le relative animazioni appaiono comunque datate e, mi tocca dirlo, sta cosa che non riesci ad agganciare decentemente un nemico e finisci per tirare 100 pugni di Hokuto all’aria un po’ mi fa incazzare. Ok che Fist of the North Star: Lost Paradise eredita tutto da Yakuza, motore di gioco incluso: ma in un’avventura come quella dell’erede della scuola di Hokuto, un sistema di combo decente non mi avrebbe certo fatto bestemmiare contro lo schermo. Un discorso che, per certi versi, abbraccia pure la direzione artistica del titolo SEGA: che male non è, in quel cel shading che tanto ricorda il fumetto originale – ma che, da bravo paraculo, nasconde allo stesso tempo una serie di incertezze e imprecisioni che vabbè, se siete anche solo leggermente appassionati di Ken manco ve le sto a raccontare.

kenshiro - fist of the north star lost paradise

Sta cosa fa davvero male al cuore…

Parliamo di gameplay, va, che forse è meglio: tolte le sporadiche sezioni di guida, dove sembra di essere tornati ai tempi di Driver sulla prima PlayStation (e no, non è un complimento), Fist of the North Star: Lost Paradise è un mix di generi esattamente come Yakuza. La parte spudoratamente combat fa il proprio dovere, con una buona dose di tecniche speciali da usare e una varietà di esecuzioni via tsubo che i più golosi apprezzeranno di sicuro. Il tutto, ovviamente, via QTE – il che è un po’ strano, visto che potete anche scazzarli tutti che tanto lo stronzo di turno muore uguale. Il 99% delle volte l’esecuzione sarà assolutamente dettata dal caso, ma a rompere il cazzo è piuttosto l’impossibilità di skippare il filmatino del morituro di turno – che è bello da vedere la prima ora, ma alla centesima volta un po’ ti scioglie la minchia. Menare a destra e a manca progredendo nelle missioni premia il giocatore con Orbs speciali di vario tipo, che andranno poi utilizzati in uno skill tree a quattro rami per aumentare forza o resistenza, sbloccare nuove tecniche devastanti, aumentare la durata di “Ken incazzato” o migliorare la gestione dei Talismani.

Proprio i Talismani sono l’aspetto più “insolito” di questo spin-off di Yakuza, seppur della loro esistenza vi ricorderete forse nelle fasi più avanzate del gioco – magari con i boss più grossi, che il culo ve lo riescono a fare ridendo in barba al vostro Hokuto. Per realizzare i Talismani del Destino dovrete progredire nell’avventura, fare un salto da un apposito fabbricante e lasciargli giù un rene di soldi (e altri aggeggi) per farveli fabbricare – o, più in là, pure per potenziarli. Una volta equipaggiati, danno a Ken un paio di vantaggi utili nella lotta – come la possibilità di entrare in Rage senza riempire l’apposito meter o di aumentare esponenzialmente il damage inflitto. Nulla che non abbiate visto già un fottuto trilione di volte, ma nel complesso sì, funziona egregiamente.

Da dire non c’è molto altro, se siete già abituati ai Yakuza: le missioni secondarie sono abbastanza pallose e ripetitive, visto che avremo sempre a che fare con gruppetti di deficienti che fanno la linguaccia a una vecchietta e per questo meritano di morire malissimo. Sarà possibile spendere i propri soldini in una botta di bazar tristissimi, dove acquistare cibo e bevande, benzina per la schifosissima macchina di Bat – sì. serve pure quella – o nuovi vestiti per Kenshiro. Sì, avete letto bene, vestiti – alcuni pure davvero truzzi. E ok che pure questi possono donare a Ken qualche vantaggio durante la lotta: ma vedere il Divino in doppiopetto mentre sfonda crani come se non ci fosse un domani una leggera stretta al cuore te la regala…

E QUINDI…

Fist of the North Star: Lost Paradise non è un titolo brutto. Forse sono le nostre aspettative ad essere dannatamente alte, e se dovessimo parlare solo col cuore vabbè, ci sono Ken, Toki e amici vari quindi 10/10 GOTY e vaffanculo. La realtà dei fatti per SEGA è ben più amara, specie dopo essersi scontrati con un titolo che fa il proprio senza minimamente strafare e anzi, mantiene pure una certa patina di old (sia in termini di gameplay che tecnologici) che inevitabilmente un po’ fa girare le palle. Di cose da fare ce ne saranno a fottere, questo è chiaro, ma la ripetitività di fondo di alcune sezioni sarà un ottimo deterrente per evitarvi di cazzeggiare nelle Wasteland una volta conclusa la storia principale: un po’ un peccato, viste le premesse. Poi oh, che questo sia forse il miglior titolo di Kenshiro da un botto d’anni a sta parte siamo tutti d’accordo: ma da qui al fulmine che scende dal cielo, signora mia, passeranno ancora un paio d’anni di allenamento.

Fist of the North Star Lost Paradise: tu sei già morto e io non mi sento bene.
Un botto di personaggi epici, sangue che scorre a badili e tutte le tecniche di Hokuto più cazzute che vi vengano in mente: peccato che manchi la cosa più importante, l'anima. Non un fiasco, sia chiaro, ma se l'avessero svecchiato di una decina d'anni, probabilmente, saremmo qui a toccarci...
Buronson e Tetsuo Hara Approved?7.5
Gameplay7
Piangerò di tristezza, vero?6.5
Quanto so' stronzi i minigiochi?9
PRO
  • Dai, la storia è caruccia...
  • C'è un botto di personaggi famosi della saga...
  • Tolta la prima ora, per un po' diverte..
CONTRO
  • .. poi però diventa ripetitivo abbestia
  • Graficamente carino, ma le animazioni fanno cagare.
  • Kenshiro Barista è un insulto alla mia cazzo di infanzia
7TOTALE

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