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Quando penso a Tomb Raider, ci sono due cose che mi tornano subito in mente. Il gigante stronzissimo che ci menava come delle pignatte, sospesi su una piattaforma a centinaia e centinaia di metri dal livello del mare (e dove, puntualmente, tutti precipitavamo quando mancava mezzo colpo per abbatterlo), e le tombe. Grazie al cazzo, direte voi, se in un titolo che letteralmente significa “Cacciatrice di Tombe” non ce stanno le tombe, di cosa minchia stiamo parlando? Eppure, una delle cose che più mi ha lasciato l’amaro in bocca nella nuova generazione di Tomb Raider è proprio l’abbandono di quei templi claustrofobici, pieni zeppi di trappole e altre minchiate fastidiose, in favore di un approccio open world dove le festose dimore dei morti erano opzionali. Opzionali, ripeto: perché rendere facoltative quelle sequenze alla Indiana Jones, così fighe e che tanta gloria hanno dato a Miss Croft negli ultimi 20 e passa anni? Seppur ad oggi non abbia ancora trovato una risposta soddisfacente, mi sono avvicinato a Shadow of the Tomb Raider sia con la curiosità di vedere dove il corrazzatissimo team di sviluppo volesse andare a parare, sia con la speranza di un ritorno alle origini, almeno in termini di location, dove potessi dire “Fottesega dell’open world, hai visto che razza di figata la tomba di sto stronzo Inca?“. Ebbene, posso dire che sì, ci siamo. E vi rovino pure la sorpresa: Shadow of the Tomb Raider parte lentino-al-limite-della-palla, ma poi spacca. Oh se spacca…

Shadow of the Tomb Raider riparte esattamente da dove l’avevamo lasciato, con Lara e amici belli incasinati con i simpaticoni della Trinità nel tentativo all’apparenza impossibile di salvare il mondo da un manipolo di infervorati. Che, nota a margine, il mondo vorrebbero salvarlo pure loro – epurandolo da ogni male in perfetto stile Thanos: ma vabbè, non ti chiami certo Lara Croft per caso e, se oltre a gnocca sei pure filantropa, mica puoi startene lì col rampino in mano ad aspettare la purga. Ovviamente, e questa è forse la costante principale di questa ottima trilogia, Lara è un magnete naturale per la sfiga: e dovunque si muova o, se va bene, finisce per spaccarsi le ossa, aprirsi come una cozza o ridursi in fin di vita nel tempo di una sigaretta oppure, come in questo caso, scatena na maledizione che porta con sé terremoti, tsunami e altre calamità che puntualmente colpiscono piccoli popoli di disadattati che fino a mezz’ora prima se ne stavano in pace per i cazzi loro, senza dar fastidio a nessuno.

Shadow of the Tomb Raider Lara Croft

Ciao mamma, ho appena trovato un pugnale Inca e ho scatenato uno Tsunami..

Pad alla mano, le novità di Shadow of the Tomb Raider si contano con il contagocce: qualche arma nuova, un paio di tecniche interessanti, qualche minchiata simpatica che, gira o rigira, sta gran differenza non fa. In termini di meccaniche tutto ruota ancora una volta attorno al consueto skill tree, che permetterà di potenziare Lara nelle sacre arti della caccia, del combattimento e di un qualcosa che, per dargli un nome figo, chiameremo percezione. Completate missioni, andate a spasso alla ricerca di tesori, ammazzate qualche innocente capretto et voilà, tanto bei punticini esperienza che si traducono in Skill Points da usare nell’alberello. Stesso cinema per l’armamentario di Lara, che potrà essere potenziato o ulteriormente arricchito facendo spesa dagli appositi mercanti marpioni. Sì, lo sappiamo, è tutta roba già vista…

Shadow of the Tomb Raider, insomma, è il consueto action open world in cui si esplora, si spara e, a tratti, si scappa o ci si nasconde come nei migliori stealth di una volta. Un mix che funziona a dovere, non re-inventa un cazzo di nulla ma sì, si lascia giocare alla grande. Le missioni secondarie sono state decisamente ridotte – ed è un bene, trattandosi per lo più di pallosissime missioni di “avanti e indietro” fatte con lo stampino: gettarsi a capofitto nella main quest potrebbe essere un’opzione sensata per chiunque muoia dalla curiosità di conoscere l’epilogo delle avventure di Lara, ma le dieci/dodici ore necessarie a raggiungere i credits sono destinate almeno a raddoppiare qualora decideste di fare il giro lungo. E, a meno di non essere davvero stronzi, fareste davvero bene a mettere in moto le chiappe e ad andare a caccia di tombe. Che la parte più figa del titolo è proprio questa.

Shadow of the Tomb Raider

Volete un esempio? Le famigerate Tombe della Sfida sono una autentica figata. Dovrete nuotare, affrontare murene e piranha, scalare pareti impervie e saltare con una precisione da chirurgo: e poi boom, spremere le meningi che il difficile viene ora. Shadow of the Tomb Raider esalta più la ricerca del combattimento, mettendo a disposizione del giocatore mappe decisamente più vaste e zeppe di segreti in un’ode a quello che Lara Croft sa fare meglio da 20 anni a questa parte: la fottuta tombarola.

Vale comunque la pena sottolineare l’ottimizzazione apportata alle fasi combat: che tutto sono tranne uno spara spara senza arte ne parte, considerata una rinnovata intelligenza artificiale nemica e, cosa ancor più importate, l’effetto sorpresa che la foresta riesce a regalare quando i cattivoni entrano in scena. Il merito va ad un comparto tecnologico di primissimo ordine, che non solo regala una Lara gnocca come non mai ma tratteggia di volta in volta un universo pulsante, intriso della mitologia del centro America dei tempi che furono. Su PS4, Shadow of the Tomb Raider è una gioia per gli occhi, che sin dall’inizio regala scorci della Madonna per poi catapultarci in anfratti umidi e bui dove i claustrofobici farebbero faville. Il tutto “featured by Maya, Inca e via dicendo“, in un’esperienza che quasi vuole trasformarsi in libro di storia tanti sono i riferimenti culturali. Poi magari non ne capirete un cazzo, se anche voi – come chi vi scrive – facevate pippa in storia alle superiori: ma i meriti del team di sviluppo sono evidenti, e se Shadow of the Tomb Raider si becca il votaccio che leggete qui sotto, il merito va anche a questo.

E QUINDI…

Dai su, pochi cazzi, Shadow of the Tomb Raider rappresenta l’epilogo migliore che la nuova trilogia di Lara Croft potesse desiderare. Da un lato certo, la ripetitività di alcuni elementi inizia a pesare: e al netto di una sceneggiatura che parte in retromarcia e fa il giro di mezzo mondo prima di ingranare, non avremmo certo sputato contro lo schermo se avessimo visto qualche novità in termini di gameplay. Tuttavia, di tutti i recenti tre episodi Shadow of the Tomb Raider è quello che incarna maggiormente lo spirito della sua celebre protagonista: l’avventura nuda e cruda, sporchi di fango fino alle punte dei capelli alla ricerca di un fottutissimo vasino da notte che i fottuti Inca adoravano come divinità. E ok che, ogni tanto, lo shooting fa lo stesso effetto di un VM 18 amatoriale tedesco con attori in sandali e calzini bianchi: ma tra tombe da manuale, una costante sensazione di caccia al tesoro e una cura maniacale nel riprodurre il fascino della mitologia del Centro America, al vostro posto, non faremmo attendere Lara anche solo un’altra mezzora. E stavolta no, non c’entra quanto lei sia gnocca.

Shadow of the Tomb Raider: dove c’è molta luce, l’ombra è più nera.
L'ultimo tassello della Lara di nuova generazione è un omaggio all'esplorazione e alla caccia al tesoro nascosto. Mancano i gemiti (che sì, tutti voi ricorderete sicuramente), un pizzico di coraggio nell'osare qualcosina in più e mancano pure un paio di novità rispetto a quanto visto nei capitoli precedenti. Insomma, manca un discreto botto di roba, ma è tutto sacrificato all'altare dell'avventura. E quindi niente, tutto sommato va benissimo così.
Sceneggiatura7.5
È il Tomb Raider che piace a noi?8.5
Ambientazione, tombe e via dicendo9
Novità6.5
PRO
  • Tecnologicamente strepitoso
  • Mitologia del centro America in grandissimo spolvero
  • Un'ode all'esplorazione e alla vita dei tombaroli
CONTRO
  • Pochissime novità rispetto al predcessore
  • La sceneggiatura parte in retromarcia
  • Se non vi piace Lara Croft, che cazzo state leggendo a fare?
8.5TOTALE

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