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Avete mai visto un trentenne con la faccia da ebete, pienamente soddisfatto e felice come se avesse raggiunto la pace dei sensi o il Nirvana prematuramente? Ecco, se passate davanti a un LEGO store, provate a dare un’occhiata alle espressioni della gente che esce con in mano la confezione di Voltron. Chi vi scrive ovviamente ha fatto la stessa cazzata, preferendo l’acquisto del nuovo set LEGO al posto di tenersi da parte i soldi per il mutuo. No, noi vecchiardi amanti dei mattoncini danesi non ci siamo rincoglioniti del tutto, ci è solo impossibile lasciare sugli scaffali un pezzo di gioventù così importante.

Se conoscete Voltron, sapete esattamente di cosa sto parlando. Se non lo conoscete… Beh, è ora di farsi una cultura. Non preoccupatevi, vi dò una mano io: il Difensore dell’Universo è nato nel 1983, quando quei geni della World Events Productions si sono riuniti in una stanza e hanno detto “prendiamo due anime giapponesi di successo, li tagliamo, li rimontiamo insieme, e ci facciamo il nostro show originale!”. Lo so, la premessa sembra stupida ma andò proprio così;  prendendo due serie shonen (per ragazzi) di successo come Golion e Armored Fleet Dairugger XV, gli americani fecero un bel lavoro di taglio e cucito, aggiungendo al cocktail un doppiaggio nuovo e voilà: arriva Voltron, difensore dell’universo.

Voltron

Guardate quant’è bello.

Sappiate che per molti ragazzi cresciuti a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 Voltron rappresentava uno di quei capisaldi intoccabili, un po’ come le prime puntate di Ken il Guerriero o Dragon Ball. Certo, questi show ci hanno allontanato pericolosamente da tutti i contatti con l’altro sesso, ma ne è valsa la pena. Perché era impossibile non rimanere estasiati nel vedere cinque leoni robot giganti (cinque cazzo di leoni robot!) che si univano per formare un robottone così figo che megazord levati. Insomma, guardare Voltron era un rituale giornaliero, un modo per sentirsi un po’ più vicini al cosmo (e un po’ più lontani dalla socialità umana).

Quindi di cosa vi sorprendete se un uomo grande e grosso decide di spendere quasi 180 euro per costruirsi in casa il suo piccolo Difensore dell’Universo? A me pare tutto normale. Una procedura sana per omaggiare uno degli idoli della nostra infanzia. Un po’ come facevano le tribù antiche, che scolpendo un idolo dal legno si sentivano al sicuro dai cattivi auspici. E noi nerdacci siamo un po’ una tribù, nel bene e nel male.

Lego Voltron

Vi rendete conto? I leoni sono indipendenti!

LEGO ovviamente ha da insegnare moltissimo a tutti per quanto riguarda il marketing. Pensate che Voltron sia stata un’idea loro? Ovviamente no. E allora come è possibile che lo ritroviamo nei LEGO store? Semplice, quei geniacci danesi la vedono lunga. Sono lungimiranti. Loro fanno tantissimi set che attraggono i nerd come l’orso Yoghi col miele, ma questo non gli basta. Devono andare oltre. Riuscire ad accaparrarsi anche le idee che sfuggono ai gerarchi LEGO. Come fare allora? La risposta è ovvia: le fanno pensare a noi.

Il programma LEGO Ideas è proprio questo: migliaia di appassionati LEGO riuniti in un unico sito dove ognuno di loro può proporre un progetto, un set o anche solo un’idea (appunto). Se la proposta ottiene diecimila voti dagli altri utenti LEGO, allora BAM l’idea vola sulle scrivanie dei dirigenti danesi. Loro cercheranno di capire se è fattibile, se possono ottenere i diritti e se il modello suggerito è migliorabile (e lo sarà quasi sempre). Avete capito? Voltron arriva da lì. Dalla mente dell’utente len_d69, che ha deciso di ricreare il suo robottone preferito con i mattoncini LEGO sperando un giorno di vederlo sugli scaffali.

E c’è riuscito.

Insomma, siamo noi stessi appassionati a instillare in loro l’idea di poter guadagnare ancora di più sulla nostra stessa nostalgia. È un po’ come nel film Inception, ma con tanti mattoncini colorati. E ora scusatemi, ma devo andare a montare Voltron.

 

 

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